Da Francavilla a Tokyo tra i ricordi di Zanardi e il sogno paralimpico

La Nazionale di ciclismo di nuovo in Abruzzo per allenarsi Il ct Valentini guarda al Giappone: «Puntiamo al massimo»
FRANCAVILLA AL MARE. Parte da Francavilla la missione Tokyo 2020 in programma a fine agosto. Dalle strade d’Abruzzo a quelle giapponesi con il pensiero rivolto ad Alex Zanardi. Che del gruppo azzurro del ciclismo paralimpico è stato il trascinatore. Ora l’ex pilota di Formula 1 ha altre priorità e lotta nella speranza di tornare a un regime di vita il più normale possibile, ma i compagni corrono pensando a lui. «Io ero presente l’estate scorsa nel momento dell’incidente in Toscana», racconta il ct azzurro Mario Valentini, 79 anni, umbro, «Alex era sempre davanti al gruppo a tirare e in albergo era sempre attivo nel tenere alto il morale. Io credo che nel tempo la sua assenze sarà pesante. Non potrà non avere ripercussioni anche se noi lavoriamo anche per lui. Purtroppo l’abbiamo perso a livello agonistico e non credo si possa scrutare all’orizzonte un secondo Zanardi. È un leader, quando compagni facevano qualcosa di non dovuto, li perdonava o comunque aveva sempre una parola di conforto». Circa trenta persone - tra atleti, tecnici e meccanici - nella comitiva azzurra che da lunedì si allena sulle strade d’Abruzzo. Il primo raduno dell’Italia paralimpica del 2021. «Francavilla ci porta fortuna, come la terra d’Abruzzo a cui siamo molto legati. Faremo altri due raduni prima di partire per Tokyo, a Rovere, in montagna. Qui, ci si allena bene, per la temperatura e per la cultura del ciclismo che la gente d’Abruzzo ha nel sangue. Quando passiamo con le bici nessuno strombazza il clacson, piuttosto gli abruzzesi si fermano e ci incoraggiano. E questo ti dà carica ed entusiasmo».
Nel gruppo ci sono anche due abruzzesi, oltre a Emma Marcelli di Atri: Pierpaolo Addesi, di Torrevecchia Teatina, e Ivano Pizzi di Lanciano. Anche loro hanno Tokyo 2020 nel mirino. «Addesi è un leader», sostiene Valentini, «ha carisma. E’ altruista, ce ne vorrebbero in squadra come lui». Anche Pizzi freme. Ogni mattina circa tre ore in bici, oltre 120 km; di solito, partendo da Francavilla, destinazione sud, mentre l’handbike vira verso nord. Ieri il gruppo è passato per il centro di Guardiagrele dopo aver fatto la statale fino alla Val di Sangro. Il lavoro di questi giorni è finalizzato anche alla preparazione verso i campionati italiani dell’11 aprile a Marina di Massa, le prove di Coppa del Mondo in Belgio (Ostenda) e in Italia (Bassano del Grappa), più i Mondiali in Portogallo a inizio giugno. E poi le Paralimpiadi. «Noi puntiamo al massimo, sempre», ribadisce Mario Valentini che del gruppo è anche il papà. «Se devo mettere la firma? Solo se mi proponessero tutte medaglie d’oro. Siamo una Nazionale vincente». Che negli anni è cresciuta a livello esponenziale. «Quando ho preso in mano questo gruppo, venti anni, i ragazzi si passavano gli scarpini. Poi, un po’ alla volta, sono arrivate 99 medaglie, di cui 12 d’oro paralimpiche; 75 conquistate ai campionati del mondo. Nel tempo i numeri rappresentano la dimensione della crescita del movimento. L’orizzonte è roseo», sostiene il ct. «Il Cip ha una situazione finanziaria positiva, la federazione è dotata di una grande organizzazione. E la squadra c’è. Ci sono tutti gli ingredienti per continuare a crescere. Ma servono rincalzi forti per mantenere alto il livello. Per quanto mi riguarda, ho 79 anni. Non mi è rimasto tanto tempo ancora. Finché la memoria mi assiste continuo in prima linea. Ma se mi accorgo che qualcosa non va tolgo il disturbo e poi bisognerà proseguire un certo tipo di lavoro».
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