Da Pescina alla Nazionale, ha giocato anche nel Delfino

6 Aprile 2022

Marsicano doc, a 12 anni passa all’Atalanta per iniziare la carriera da calciatore Ha vestito la maglia azzurra e quella della Lazio. Totti e Di Vaio i migliori amici

PESCARA. Sedici allenatori negli ultimi dieci anni e tre ritorni. Dopo quelli dei due artefici delle ultime promozioni in A, Zdenek Zeman e Massimo Oddo, ora tocca a Luciano Zauri. Il Pescara dà una nuova chance al 44enne marsicano che proverà a riprogettare il futuro nel club dove ha chiuso la carriera da giocatore e iniziato quella da tecnico. Nato nel 1978 a Pescina, all’età di 12 anni Zauri lascia il suo paese e si trasferisce all’Atalanta per inseguire il sogno di diventare un calciatore professionista. A Bergamo cresce come uomo e come atleta: «Oltre alla tecnica e alla tattica, lì mi hanno insegnato la cultura del rispetto. Rispetto delle regole, dei compagni, degli allenatori e dei dirigenti», disse tempo fa. Serietà e caparbietà, aggiungiamo noi, gli permettono di giocare 319 partite in A, 112 in B e di indossare la maglia della Nazionale (5 presenze).
Un percorso entusiasmante per il ragazzo che aveva iniziato a giocare nel Pescina allenato da suo zio, Gianfranco Zauri, poi portato a Bergamo da Bixio Liberale, l’allora osservatore dell’Atalanta per l’Abruzzo. Legatissimo alle sue origini («per me Pescina è come New York»), ai tempi della Lazio spesso tornava nel suo paese insieme ai compagni di squadra (Peruzzi, Pandev, Liverani, Fiore e altri), per gustare gli arrosticini. Sei stagioni e mezzo in biancoceleste, alcune con la fascia di capitano, stimato e rispettato da tutti, anche dall’icona romanista Francesco Totti che da rivale è diventato poi suo amico fraterno, tanto che a novembre 2019 il "Pupone" è venuto a Pescara per trascorrere una giornata insieme a lui. Sposato con Vanessa, padre di Giulia e Lorenzo, Luciano è per tutti un ragazzo serio e tranquillo («Non alza mai la voce, non si arrabbia mai», dice di lui l’amico Marco Di Vaio, ex bomber di Juve e Lazio, responsabile scouting del Bologna), umile e dal cuore d’oro.
Nel 2013 Zauri ha salvato una bambina di 7 anni, la nipote di Zibì Boniek, figlia dell'ex tennista Vincenzo Santopadre e Karolina Boniek, che era precipitata in un tombino all'interno del bagno di un ristorante di Roma. Da allenatore ha iniziato nella Berretti del Pescara, poi collaboratore tecnico di Massimo Oddo in prima squadra e all’Udinese. In seguito il ritorno in biancazzurro in Primavera 2 con la vittoria del campionato e la conseguente chance di guidare i “grandi” nell’estate del 2019. Un’avventura positiva per buona parte del girone di andata e l'ingresso in zona play off, poi la flessione e qualche screzio con i senatori. Il 20 gennaio 2020, giorno del suo compleanno, dopo la sconfitta in casa con la Salernitana, Luciano capisce che l’avventura è finita, anticipa l’esonero e si dimette lasciando la squadra al 13° posto con 26 punti in 20 gare. Si pensava fosse un cammino deludente, invece il peggio doveva ancora venire. Alcuni momenti chiave della gestione Zauri: l’infortunio di Tumminello, che aveva iniziato alla grande il torneo, i tabù sfatati con le vittorie in trasferta a Cosenza, Ascoli ed Empoli, il lancio di Gennaro Borrelli, il poker al Benevento di Inzaghi (unico ko in campionato), e, soprattutto, le dimissioni, evento raro nel calcio moderno.
Giovanni Tontodonati