Dal 1974 al 2009 cinque promozioni, di cui tre a Pescara

In panchina per 35 anni, poi la decisione di voltare pagina per entrare a far parte di un’agenzia di procuratori
PESCARA. Giocatore così così, più appassionato che talentuoso; allenatore di rendimento; e, infine, procuratore che sa trattare con i club. Ha vissuto tante esperienze nella vita Marcello Perazzetti, 68 anni, nato a Città Sant’Angelo il 13 ottobre del 1950, e sposato con la signora Vittoria. Una vita legata alla pallacanestro e iniziata con la Libertas Pescara, al campo Florida nel 1964; play-guardia senza grosse pretese. Dal 1969, per motivi di studio, si trasferisce a Roma dove frequenta l’università La Sapienza e consegue la laurea in matematica e fisica che sfrutterà per l’insegnamento a scuola. Studio sì, ma sempre e comunque pallacanestro in cima ai pensieri. Non più in campo, ma in panchina.
Comincia con le donne, esattamente con le giovanili della Marty Pescara nel 1974. Nel 1976 inizia l’ascesa e prende in mano la prima squadra, in serie A2. L’anno dopo arriva la promozione in A1 con una squadra composta da tutte giocatrici pescaresi. Giovani e inesperte che si salvano, poi retrocedono e nel 1981 risalgono di nuovo in A1. Fino al 1982 resta nella massima serie. In squadra ci sono Malì Pomilio e Palombarini, tra le altre. Perazzetti nel 1983 si sposta a Roseto, in serie B, dove resta due anni.
Nel 1985 torna a Pescara, nella Facar, in serie B. Sale in A2 nella stagione 1985-86 con un roster che ha in Andrea Masini la punta di diamante e dove c’è anche Lorenzo Capisciotti. Tre anni di serie A. Poi, da Pescara nel 1989 si sposta fuori regione per iniziare un cammino che lo porta a Pistoia, in serie A2. In seguito, due anni a Ferrara con una promozione dalla B alla A2. Nel 1992 va a Firenze, in serie A2. Una scelta che si rivelerà errata, perché arriva il primo esonero con una società che finisce a rotoli a maggio. Qualche mese di attesa, poi riparte da Sassari dove arriva a novembre per prendere il posto di Zare Markowski e subito sfiora la promozione. In Sardegna resta due anni.
Nel 1995-96 è a Fabriano in A2. Poi scende in B a Napoli e con una società problematica alle spalle arriva una promozione in A2. Al secondo anno il sodalizio salta in aria a marzo, ma la squadra si salva con un solo americano. Perazzetti mette a nudo la situazione (“non prendiamo soldi da mesi”) e viene esonerato.
Dopo Napoli, resta un anno fermo. Ricomincia nel 1999 a Teramo, in B, e i biancorossi conquistano i play off. Nel 2000 è a Scafati, in A2, l’anno dopo a Rieti dove disputa un bel campionato, ma ad aprile il presidente chiude bottega dalla mattina alla sera e il giocattolo si rompe. A novembre il tecnico torna a Ferrara, ma, probabilmente, sottovaluta i problemi della squadra e il matrimonio non funziona.
Nel 2004 un altro ritorno, questa volta a Scafati, dove sfiora la promozione in A1. Nel 2006 è di nuovo a Roseto, in B, dove la società costruisce la squadra il giorno successivo alla chiusura del mercato e, nonostante il ritardo, Roseto perde la promozione alla finale play off. A novembre dello stesso anno è a Novara, in serie A2, al posto di Tony Trullo, ma la stagione si chiude con una retrocessione; nel 2008-2009 l’ultima esperienza a Trapani, dove arriva ai play off.
Nel 2009, a 59 anni, si ferma. Si alza dalla panchina ed entra nella società di procuratori, SportLab Agency. Chiude la carriera da allenatore con cinque promozioni: due in A1 femminile, tre i A2 maschile (a Pescara, Ferrara e Napoli). Inoltre, negli Europei juniores femminili in Ungheria vince l’ argento nel 1981 guidando le azzurre che perdono la finale contro l’Urss, dopo aver battuto in semifinale la Jugoslavia. Nel 1989 Perazzetti allena la nazionale militare (con Vincenzo Esposito, Andrea Niccolai e Pessina in campo) che perde la finale dei Mondiali contro gli Usa. (r.c.)
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