Dal calcio al futsal, la Vicchiarello cambia mondo

29 Luglio 2020

Il mediano lancianese della Florentia lascia la serie A, giocherà nella Pelletteria Scandicci di calcio a 5 

LANCIANO. Dal calcio al futsal, la seconda giovinezza della frentana Evelyn Vicchiarello ha sempre il pallone al centro dell’attenzione. Un amico sin da quando era bambina e la passione per il calcio cresceva di pari passo con le cure amorevoli della mamma Katia Coroneo, un passato da calciatrice anche per lei. Ha giocato in serie A per tanti anni, dal 2005, Evelyn Vicchiarello. È la più esperta tra le calciatrici abruzzesi nel giro della serie A. E a 34 anni da compiere a ottobre ha deciso di smettere dopo gli anni trascorsi a Firenze.
Lascia dopo l’ultima stagione con la Florentia San Gimignano. Abbandona il calcio proprio nel momento in cui sta esplodendo per gettarsi in un’altra avventura, quella con il calcio a 5 visto che vestirà la maglia della Pelletteria Scandicci. Una vita da mediano sul rettangolo verde, ora si diletterà nei palazzetti. «È da tempo che il mio nuovo club mi fa la corte e io sono incuriosita dal calcio a 5, mi piace», ha detto la calciatrice originaria di Lanciano. «E così mi sono decisa a dire sì. È il momento giusto per cambiare». Mica tanto, considerando che ora il calcio femminile sta prendendo piede in Italia e gli ingaggi sono più sostanziosi rispetto al passato. «Beh, sì, da un punto di vista egoistico è così. Ma ognuno ha il suo tempo. Io ho fatto il mio e ho aiutato il movimento a crescere. Ora circolano più soldi. C’è maggiore visibilità , ci sono gli sponsor. Oggi il calcio femminile è più seguito. Ai miei tempi, non tutti sapevano della sua esistenza». I tempi in cui giocava prima nell’Atletico Ortona e poi nella Lux Chieti. «Ho iniziato a giocare con i ragazzi e tutt’ora posso dire che è stata una fortuna», ama ripetere. «Grazie a loro sono cresciuta tanto caratterialmente oltre che come calciatrice». Erano i tempi in cui i genitori si sobbarcavano lunghi viaggi da Lanciano per consentire di svolgere allenamento. Anche a Roseto con le Girls per disputare il campionato di A2. Fino alla chiamata in serie A, a Senigallia. Nel frattempo giocava anche nelle nazionali giovanili. Ancora oggi l’esperienza al Mondiale under 19 in Thailandia le fa venire i brividi sulla pelle.
Nel 2007 con il Bardolino Verona il primo scudetto, la partecipazione alla Champions League nonostante un grave infortunio. «Giocare con Panico, Brunozzi, Tuttino, Boni e Gabbiadini era una fortuna e da loro ho imparato molto», il suo racconto. «Alla prima giornata mi feci male al malleolo. Mi ripresi velocemente e una delle partite che ancora oggi ricordo con emozione è quella dei quarti di Champions. Contro il Brondby. Perdemmo 1-0 in casa. In Danimarca dovevamo vincere per passare il turno. Fece gol Tuttino e poio le parate della Brunozzi ci portarono prima ai calci di rigore e poi in semifinale».
Poi, Reggiana, Chiasellis, Tavagnacco, Firenze, Fiorentina, Chieti, Florentia e Florentia San Gimignano. È stata nel gruppo azzurro che ha disputato gli Europei del 2009. È stata, soprattutto, una donna che si è fatta apprezzare per le doti umane, oltre che professionali. Mediano sì, ma con piedi educati. «Un tempo eravamo meno tutelate di adesso. C’era chi manteneva gli impegni economici e chi no. Ora il movimento sta compiendo dei passi da gigante», racconta Evelyn Vicchiarello che tiene a rimarcare un fatto. «Il livello del gioco è stato sempre alto, non certo inferiore a quello espresso dagli uomini. Per carità, le differenze fisiche sono naturali e non si possono cancellare, ma a livello tecnico ci siamo». E ora a il calcio a 5. Evelyn Vicchiarello volta pagina. «É una nuova sfida», asserisce, «e io ho bisogno di stimoli. Ho sempre seguito il futsal, adesso non vedo l’ora di giocare». Vicchiarello è stata una delle prime (non la prima) abruzzesi a sbarcare in serie A. Poi sono arrivate le altre. Dalla Salvatori Rinaldi alla Sabatino, passando per Di Criscio e Tucceri Cimini. Tutte ragazze che arrivano da una terra che non ha toccato mai grossi picchi nel calcio femminile. «Siamo tutte ragazze che hanno fatto sacrifici pur di arrivare in alto. Tutte siamo state appoggiate dalle nostre famiglie. E, soprattutto, - non me ne voglia nessuno - , sin da piccole abbiamo lasciato l’Abruzzo».
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