Dal Pescara alla Lazio: la parabola di Immobile re del gol e Scarpa d’oro

3 Agosto 2020

Esploso con Zeman in B ma ha segnato ovunque almeno in Italia Moglie di Bucchianico e legami abruzzesi: ora punta all’Europeo

Non è solo il cannoniere italiano più prolifico in una stagione. Grazie ai 36 gol (in 37 gare) Ciro Immobile ha eguagliato il record di Gonzalo Higuain. L’attaccante argentino l’aveva stabilito quattro anni fa (2015-2016) a Napoli superando quello di Nordhal che resisteva da 66 anni. Ma il 30enne attaccante di Torre Annunziata è andato oltre, perché dopo aver staccato Cristiano Ronaldo, si è impossessato anche della Scarpa d’Oro riconosciuta al miglior goleador europeo. Dietro di lui – tanto per rendere l’idea - il polacco del Bayern Monaco Lewandowski. L’ultimo italiano a vincerla era stato Francesco Totti nel 2007, in precedenza Toni nel 2006. Tanta roba nella stagione della consacrazione. Lo scudetto è sfuggito nel post lockdown, ma la gloria personale ha raggiunto l’apice in un anno memorabile in cui Ciro Immobile ha fatto gol in tutte le maniere. Una sentenza. E rivangare oggi i momenti dell’esplosione avvenuta a Pescara nel 2011-2012 sa quasi di beffa o di paradosso se contestualizzato nella sorta di psicodramma collettivo che ha coinvolto l’ambiente biancazzurro per la caduta libera che l’ha portato fino ai play out. Segnò 28 gol, migliorando il bottino di Stefano Rebonato (21) e diventando il miglior bomber di sempre in una stagione.
A gennaio la Juve l’aveva già venduto in comproprietà al Genoa. Sembrava un exploit legato essenzialmente al gioco offensivo di Zeman e, invece, Immobile ha segnato ovunque. Quantomeno in Italia, perché all’estero - prima al Borussia Dortmund, con Klopp, e poi a Siviglia – non ha lasciato il segno. In Italia sì: capocannoniere a Pescara, con il Torino (22 gol 2013-2014) e con la Lazio (anche nel 2017-2018, 29 reti come Icardi) che ha chiuso al quarto posto.
Eppure quell’anno indimenticabile a Pescara non era partito nel migliore dei modi. Era arrivato a preparazione inoltrata, ad agosto. A Teramo la prima amichevole. Era in ritardo rispetto ai compagni che aveva sudato agli ordini del boemo. Tanto che alla prima di campionato, a Verona, non era nella formazione della vigilia. C’era Maniero. Leggenda narra che durante il volo Maniero tenesse i pantaloni della tuta sulle ginocchia, non in ordine. E la cosa avesse dato fastidio a Zeman che l’aveva fulminato con una battuta delle sue. Maniero non gli avrebbe dato peso. E il giorno dopo ecco a sorpresa il nome di Immobile nell’elenco dei titolari. Gol di Ciruzzo e vittoria del Pescara. Da lì prese il volo Immobile che l’anno prima, tra Siena e Grosseto, non aveva convinto. Lui, Sansovini e Insigne formavano il tridente delle meraviglie e con Verratti una sintonia perfetta dentro e fuori dal campo. Era scapolo Ciruzzo. Era perché, proprio quell’anno, in un locale conobbe Jessica, una ragazza di Bucchianico. L’incontro della vita, perché quella donna è diventata la madre dei tre figli e insieme formano una famiglia meravigliosa. Entrambi molto social: roba da oltre un milione di followers a testa.
Alla Lazio il bomber è legato da un contratto fino al 2023: circa 3,5 milioni all’anno. Non tra i più alti in A, sicuramente il più redditizio. Qualche mese fa, il Napoli ci aveva fatto un pensierino, ma Lotito non è tipo che si fa sfilare il capocannoniere sotto il naso. Anche perché Ciro Immobile è ben integrato nell’ambiente Lazio. Ha legato tanto, anche con la famiglia, con l’allenatore Simone Inzaghi e si sente al centro del progetto, tanto più se come sembra il presidente gli adeguerà l’ingaggio. L’attira la possibilità di fare la Champions League nella speranza di far valere le qualità anche fuori dai confini. Già le qualità. In primis il fiuto del gol, ovvero l’abilità di trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Qualcosa di inspiegabile, ma reale. Tipo Paolo Rossi e Pippo Inzaghi. Sì, perché è bravo in tutto senza eccellere in un particolare. Per carità, negli spazi è devastante. Ma fa gol in tutti i modi. È furbo e scaltro. Nella vita privata play station e famiglia, ogni tanto una scappata dai suoceri a Bucchianico; in campo, invece, vive con l’ossessione del gol. L’unica nota stonata, forse, è lo scarso feeling con la maglia azzurra. C’è tempo per affinarlo, all’orizzonte ci sono gli Europei della prossima estate. Sarà l’altra grande sfida di Ciruzzo.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA