Dal Pino eletto presidente, ma la Lega di A si spacca

9 Gennaio 2020

MILANO. Paolo Dal Pino è il nuovo presidente della Lega Serie A, che sulla sua nomina si è spaccata quasi in due, come spesso accade. Dopo trent'anni fra telecomunicazioni (presidente di Telecom...

MILANO. Paolo Dal Pino è il nuovo presidente della Lega Serie A, che sulla sua nomina si è spaccata quasi in due, come spesso accade. Dopo trent'anni fra telecomunicazioni (presidente di Telecom Italia Latin America e Ceo di Wind) ed editoria (Fininvest, Ansa e Gruppo Espresso), il manager milanese classe 1962 guiderà almeno per una dozzina di mesi (nel 2021 finisce il quadriennio olimpico) la litigiosa associazione locomotiva del calcio italiano, reduce da tre anni travagliati e destinata ad affrontare mesi caldi per i diritti tv. Sfiorata l'elezione con 13 e 12 voti lo scorso 16 dicembre, questa volta Dal Pino è stato nominato con 12, appena uno più della maggioranza semplice richiesta dopo le prime due assemblee a vuoto. Per lui avrebbero votato anche Lazio, Roma, Napoli, Genoa, Atalanta e Sampdoria, non il Milan che lo aveva sostenuto nelle precedenti assemblee, quando non era in gioco Gaetano Miccichè. Il manager ha ricevuto la notizia a Roma, appena rientrato dal Brasile. Dovrebbe fare un passaggio oggi in Figc per poi presentarsi ufficialmente nel nuovo ruolo. Non è l'ampia maggioranza in cui sperava e che sembrava potersi concretizzare quando l'assemblea è stata sospesa mezz'ora su richiesta di Juventus, Inter e Torino (hanno anche chiesto di rinviare il voto per un confronto con il candidato), mentre pareva sfumato un ritorno di Miccichè. Alla ripresa un colpo di scena: il n.1 granata Urbano Cairo ha candidato il banchiere siciliano, presidente di Banca Imi e consigliere di Rcs, che si era dimesso dal vertice della Lega il 19 novembre per l'inchiesta sulla sua elezione, e alla fine ha raccolto 7 voti (una scheda bianca). «Non ho parlato con Dal Pino, non ho il suo numero, ma dai rumor penso che accetterà», ha spiegato Giancarlo Abete, che ha preso il posto del commissario ad acta Mario Cicala (anche lui dimessosi per conflitti di interesse) e ha chiuso in fretta il mandato portando la Lega a colmare il vuoto di potere, determinato anche dalla mancanza della figura del vicepresidente nello statuto riformato.