Dal rugby all’atletica, Morelli è una star

L’aquilano: «Il segreto? Allenamenti, stile di vita sano e... mia moglie Cristina»
LAQUILA. Con ogni probabilità l'atleta italiano più titolato del 2018 sarà un "ragazzo" abruzzese di 53 anni che sta scrivendo pagine irripetibili nelle gare di velocità su pista di atletica Master. Parliamo di Giulio Morelli. Classe 1955, aquilano, per 20 anni bandiera dell'Aquila Rugby con la quale, nel 1994, ha conquistato anche uno scudetto. Dall'inizio dell'anno, ha vinto ben sei medaglie d'oro: tre ai campionati italiani di Ancona, nei 60 e nei 200 metri e nella staffetta 4x200; uno, nei 60, agli europei indoor di Madrid e altri due, nei 100 e 200 metri, ai mondiali di Malaga appena terminati. Nella cittadina andalusa Morelli è riuscito a battere per due volte il favorito, lo statunitense (afroamericano) Don McGee, stabilendo anche, nei 200, il nuovo record italiano, con il tempo di 24.58, bruciando quello precedente che resisteva dal 2005.
Morelli, quando è partito per Malaga, sapeva che avrebbe potuto ottenere un simile risultato?
«Diciamo che, dopo aver visto i tempi degli iscritti, sapevo che avrei potuto far bene».
Quando ha scoperto l'atletica?
«Nel 2008. Dopo aver chiuso con il rugby, sono stato otto anni fermo. Quando ho ripreso, ho iniziato prima con la bicicletta, poi sono passato al triathlon e infine all'atletica Master».
Lei è tesserato con l'Olimpia Amatori Rimini ma si allena da solo.
«Sì, sono un autodidatta, un'eccezione nell'ambiente. Mi diverto a imparare da solo, sono molto curioso, mi piace leggere e documentarmi e cerco spunti nei giovani e nel confronto sportivo con due cari amici, Stefano Salso, campione europeo Master di salto in alto, e Daniele Marrama Saccente, ciclista Master di livello».
Quante volte si allena?
«Tre volte a settimana: il sabato e la domenica, quando non lavoro (Morelli è dipendente di una banca, ndc) e un altro giorno. Agli allenamenti, poi, cerco di abbinare uno stile di vita sano e regolare».
Come riesce a conciliare lavoro, sport e famiglia?
«Grazie a mia moglie Cristina, una donna molto intelligente, che ha avuto la sensibilità di non farmi pesare questa mia passione, anche se spesso, per allenarmi, sottraggo tempo a lei e ai miei tre figli».
È stato uno degli eroi del Plebiscito, lo stadio di Padova dove L'Aquila Rugby sconfisse il forte e ricco Milan (allora di proprietà di Berlusconi) di Dominguez, Cuttitta e Vaccari che era considerato favorito. Cosa ricorda di quell'impresa?
«Tre cose soprattutto: lo stadio pieno di aquilani, tanto che sembrava di stare al Fattori. Il boato del pubblico quando io e il mio compagno Massimo Alfonsetti uscimmo a vedere il campo prima del riscaldamento. E poi un altro mio compagno, Bruno D'Onofrio, che vide passare quelli del Milan, che erano molto più grandi e muscolosi di noi, e disse: "Ma dove mettiamo le mani oggi? Questi ci rovinano!"».
Roberto Ciuffini
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