Dall’Europa League a San Nicolò Ecco Tiboni, lo zingaro del gol

Dalla serie A all'esordio con gol in Europa League, fino alla C e alla D con il San Nicolò. Christian Tiboni, 30 anni, è un attaccante con la valigia in mano. Ha girato mezza Italia, da Bergamo a...
Dalla serie A all'esordio con gol in Europa League, fino alla C e alla D con il San Nicolò. Christian Tiboni, 30 anni, è un attaccante con la valigia in mano. Ha girato mezza Italia, da Bergamo a Palazzolo, cambiando 17 squadre e arrivando perfino in Bulgaria dove ha vestito la maglia del Cska Sofia per 5 mesi. Diretto, schietto, estroverso. Un carattere espansivo quello del centravanti di Desenzano del Garda che, dopo la trafila nel settore giovanile dell'Atalanta, l'esordio a 18 anni in A con l'Udinese di Malesani e la rete in Europa League contro i gallesi del Tns, si è ritrovato nei dilettanti.«Perché? Bella domanda», risponde Tiboni. «Da giovane, ho commesso degli errori a livello comportamentale perché sono impulsivo ed estroverso e ho sempre detto le cose in faccia a presidenti, allenatori e magazzinieri. Non sono mai stato un soldatino e questo nel calcio dà fastidio. Quando parlavano di Tiboni, giudicavano sempre la persona, senza nemmeno conoscermi. Mi hanno etichettato come una testa calda, ma chi mi conosce sa che sono una persona sì impulsiva, ma buona. Poi all'epoca l'Atalanta non lavorava come adesso a livello giovanile, nel senso che non valorizzava i propri ragazzi in prima squadra ma prendeva altri giocatori già maturi. Anche questo, probabilmente, ha influito sul mio percorso. Quindi, diciamo che le "colpe" sono al 50% mie e al 50% di altri». L'Atalanta è stata la seconda casa di Tiboni. A Bergamo Christian era nello stesso convitto di Pazzini ed è cresciuto insieme a Doni, Chevanton e Tiribocchi. A 17 anni l'esordio in B con la Dea, un anno dopo quello in A con l'Udinese. Poi la tappa di Sassuolo con Allegri in panchina e la promozione in B. «Max lo avevo conosciuto già a Udine perché era nello staff di Galeone, prima che arrivasse Malesani. È una persona socievole e sorridente che non fa sentire il distacco tra allenatore e giocatori. Faceva le partitelle con noi e si metteva pure a tirare le punizioni». Un altro capitolo della storia di Tiboni è l'esperienza in Bulgaria con il Cska Sofia nella stagione 2010-2011. «Segno il giovedì in Europa League e la domenica in campionato non mi fanno giocare. In Bulgaria si vive bene, ma l'ambiente calcistico è strano. Lì gli imprenditori italiani sono trattati bene perché portano soldi, i giocatori italiani invece vengono visti con un occhio diverso perché guadagnano di più di quelli bulgari. A dicembre sono tornato in Italia con l'Hellas Verona e vincemmo lo spareggio play off con la Salernitana per andare in B». Poi tanta serie C e D, fino all'arrivo in Abruzzo dove sta dando una mano al San Nicolò per raggiungere la salvezza. Nel derby con L'Aquila si è sbloccato, realizzando i primi due gol in maglia biancazzurra. «Ce ne fossero di società come il San Nicolò. In queste categorie, specie al sud, le società non ti pagano se perdi una partita o giochi male. Qui pagano puntuali, indipendentemente dai risultati. Puntiamo alla salvezza diretta». A 30 anni Tiboni non ha smesso di sognare. «Spero di avere ancora un'altra opportunità nei professionisti».
Giammarco Giardini
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