Dallo scoop di Pizzo alla trasferta di Pitesti

9 Giugno 2017

In quel giugno di trent’anni fa in molti a Pescara pensavamo che quello scudetto ormai a un passo sarebbe stato il culmine di un ciclo che, partito dalla serie A2, aveva portato la Sisley ormai...

In quel giugno di trent’anni fa in molti a Pescara pensavamo che quello scudetto ormai a un passo sarebbe stato il culmine di un ciclo che, partito dalla serie A2, aveva portato la Sisley ormai stabilmente al vertice in Italia e in viale della Riviera due coppe Italia nei due anni precedenti. E invece sbagliavamo, perché quello era solo l’inizio, in Italia e in Europa. Il Centro mi aveva chiamato poco più di un anno prima, con tempismo al contrario: ero appena partito per il servizio militare, non avevo neppure ancora giurato. Non sapevo neppure cosa fosse Il Centro, in realtà, perché sarebbe uscito in edicola appena due mesi dopo. Ma per fortuna, fra garitta e piscina, ho potuto stare dietro alla cavalcata trionfale della Sisley. In realtà il culmine di un ciclo fu solo per me, che di lì a pochi mesi avrei lasciato la Sisley, la pallanuoto e anche Pescara, non prima però di aver visto (e descritto) i ragazzi vincere a Berlino la Coppa dei Campioni contro lo Spandau e a Zurigo la Supercoppa Europea contro il Posillipo.
Tutto era nato molto prima. Era il 1978, un giorno in aula al Liceo Scientifico Da Vinci (ero in quinta) arriva a sorpresa Luciano Di Renzo come supplente di educazione fisica. La Libertas Pescara Nuoto era in serie B, lui giocava titolare ed eravamo così pochi a seguire la pallanuoto che ci conoscevamo tutti. Finita l’ora andiamo in corridoio e mi dice: «Oh, Gabbriel (Pomilio, e chi sennò?) s’ha ’mbazzit. Ha pijate Eraldo Pizzo». Così mi ha regalato il primo scoop della carriera, avevo poco più di 18 anni. E così stava nascendo la favola della futura Sisley. E io sempre appresso, a scrivere e raccontare di loro, globetrotter in Italia e in Europa. Anni bellissimi, divertenti e ricchi di esperienze straordinarie. C’era ad esempio Sante Marsili, personaggio da film. Eravamo appena arrivati a Pitesti, in Romania, per una partita di Coppa delle Coppe contro la Dinamo Bucarest. Sante bussa a ogni stanza con un “Topolino” in mano e a ognuno di noi dice: «Devi cambiare soldi? Mettimi qui le banconote» e per ciascuno apre una pagina diversa del “Topolino”. Io metto cinquemila lire. Alla fine lo vediamo confabulare con un giocatore della Dinamo (erano tutti poliziotti di Ceausescu), un’ora dopo tornano insieme, con il “Topolino” gonfio di Lei (la valuta rumena) cambiati in nero a sette volte più del cambio ufficiale. Non sapevamo neanche come spenderli, tanti erano e così poco c’era da comprare. Alla fine io e Mario Santarelli, inviato della Rai, ne lasciammo tre quarti ai ragazzi che ci aspettavano fuori dell’albergo. Ed Estiarte cantante? Dario Bertazzoli, triestino, aveva insegnato a tutti i compagni una canzone dialettale della sua terra, “L’uselin de la comare”. Estiarte era la voce solista, gli altri facevano il coro. Sentire Manuel che con impegno cantava in istro-veneto e accento catalano era uno spasso totale...
Lunga vita ragazzi, è stato bello essere dentro la vostra fantastica storia. Ciao Gabriele, ti sia lieve la terra. E ciao anche a te, Paolo De Crescenzo, nobile avversario.