Daniel e Matteo, dal sogno alla realtà

3 Dicembre 2015

Cerchio, un giorno a casa Ciofani: aneddoti e confessioni

CERCHIO. È la notte di Natale del 1995. Papà Tonino accende i fari nel piazzale di casa e invita i suoi bimbi alla finestra. «Ecco il vostro regalo». La luce illumina una porta da calcio realizzata dal fabbro e vicino di casa, Gianluca Di Mattia. I suoi figli scendono euforici le scale, in pigiama, e fra la neve si mettono a tirare calci a un pallone. Matteo crossa e Daniel fa gol. Venti anni dopo la porta è ancora in quel cortile. Dove i due fratelli l’hanno lasciata per inseguire un sogno che li ha portati a giocare in serie A. Tonino ed Emilia Ciofani raccontano un significativo pezzo di questa favola che li vede protagonisti. Sono i genitori di Daniel e Matteo Ciofani, rispettivamente attaccante e difensore del Frosinone. Aprono le porte della loro casa di Cerchio, nella Marsica. Un’abitazione in periferia, messa su con tanti sacrifici. Nella cameretta di Daniel Ciofani ci sono ancora le videocassette di Marco Van Basten, il centravanti olandese del Milan.

«Siamo una famiglia di milanisti», confessa Tonino Ciofani, «ma adesso tifiamo Frosinone, dov’è il nostro cuore. La gente di lì è incredibile, non potete neanche immaginare quanto amore c’è verso i nostri figli. Domenica eravamo allo stadio e ci siamo commossi quando Dani ha segnato la sua prima doppietta in serie A. E lo ha fatto di fronte al suo grande mito Luca Toni».

La madre aggiunge: «Daniel aveva un anno e mezzo. Stavamo al mare a Pescara ed è impazzito quando ha visto un pallone. Giocava qui in casa con una pallina e tra un tiro e l’altro faceva le telecronache. Ogni tanto rompeva qualcosa. Matteo ha voluto imitarlo».

Mamma e papà sono presenze fisse allo stadio Matusa di Frosinone. «Abbiamo saltato due partite in tre anni», proseguono, «il rimpianto più grande è quello di non essere stati presenti contro il Lecce in Lega Pro. Vinsero e fecero gol entrambi».

Gli esordi. «Daniel ha cominciato con il Cerchio di Gianfranco D’Amore, prima di passare al San Benedetto dei Marsi, dove all’epoca si trovava Bixio Liberale, e successivamente al Luco dei Marsi», racconta papà Tonino, «ma la vera svolta c’è stata con la Nuova Avezzano grazie a Vladimiro D’Alessandro. Da lì è partito tutto. A 12 anni ha fatto un’amichevole e il Pescara l’ha notato. Fin da bambino Dani sognava di fare il calciatore. Con Matteo è stato un po’ più facile perché ormai sapevamo come muoverci. Loro e anche noi abbiamo fatto tanti sacrifici. Sono il nostro orgoglio».

Mamma Emilia prepara un caffè e mostra le foto in casa. In una cornice Daniel e Matteo indossano due maglie diverse, quella del Gubbio e l’altra dell’Ascoli. «L’unica partita dove hanno giocato uno contro l’altro, in serie B», ricorda Emilia Ciofani. «La raccomandazione che faccio più frequentemente?», prosegue, «li voglio vedere tranquilli. Sono consapevoli di essere stati fortunati. In serie A le pressioni sono alte e per me conta la tranquillità. Ma li conosco, so che non mi deluderanno mai. Dani era grande già quando era piccolo, un ragazzo misurato e corretto. Andava benissimo a scuola e si è anche laureato. Una mente brillante, tanto che qualche professore non avrebbe voluto farlo giocare a calcio. Posso dire lo stesso di Matteo. A giugno si sposa con una ragazza di Cerchio. Si conoscono fin da bambini, che gioia. Il suo testimone sarà Antonio De Matteis, amico che gioca con l’Amiternina in serie D. Sia Dani che Matteo tornano spesso e tutte le sere ci sentiamo. Mi basta un semplice tutto a posto e sto serena. Difetti? Daniel è un permaloso. Matteo è testardo e non sa essere diplomatico».

La chiacchierata scivola via fra tanti ricordi. Il nonno Giovanni che li accompagnava agli allenamenti, la fatica di dover condividere scuola e allenamenti. Papà Tonino da un paio di anni è senza lavoro.

«Gestivamo un’azienda per la produzione di abbigliamento, poi sono arrivati i cinesi», confessa con rammarico, «ma la vita ci ha ripagati in altro modo. Siamo contenti di ciò che abbiamo. A Frosinone abbiamo trovato una grande famiglia. Tutti i ragazzi che giocano con Dani e Matteo sono figli miei. E mi arrabbio quando vedo i brutti voti sui giornali... alcuni giornalisti non capiscono niente. A Dani gliene danno parecchie di botte. E Matteo se decide che un avversario non deve passare... chiedetelo a Cuadrado della Juventus. Quelli sono gli insegnamenti della scuola calcio di Cetteo Di Mascio, uno ai quali devono molto sia Daniel che Matteo. Ero allo Stadium di Torino e per me è stata una gioia pazzesca vederli in campo insieme, cosa che quest’anno non capiterà spesso».

Sul tavolo del salone ci sono le maglie incorniciate. Alla parete un poster regalato dai tifosi del Frosinone.

«Sono stati lontani da casa fin da bambini. Vanno molto d’accordo, ma è quello che gli abbiamo sempre chiesto. Dovete restare uniti e volervi bene. Per qualsiasi problema noi siamo qui». Un bel messaggio per Daniel e Matteo (e non solo), orgoglio di mamma e papà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA