Dario: trasparenza e qualità per il futsal

22 Settembre 2020

Tour elettorale del dirigente veneto in vista delle votazioni: «Meno 43 club iscritti in estate, occorre frenare l’emorragia»

PESCARA. Il calcio a 5 avrà un nuovo presidente e un nuovo direttivo della Divisione entro il prossimo mese di febbraio. La data non è stata ancora fissata, ma è iniziata la campagna elettorale che vede protagonista l’avvocato veneto Antonio Dario, consigliere uscente e in passato, tra l’altro, ds della Luparense. Dario si candida a succedere al dimissionario Andrea Montemurro e al suo fianco c’è un dirigente abruzzese, Sandro Di Berardino, di Colonnella, consigliere uscente anche lui. Dario e Di Berardino sono stati protagonisti di un tour elettorale in Abruzzo e nelle Marche. Da Pesaro fino a Pescara passando per Porto San Giorgio ed Ortona, all’entroterra della Marsica, da Avezzano a Castelvecchio. Hanno parlato delle novità regolamentari e quelle legate al Covid. “Trasparenza, legalità e qualità” sono le parole d’ordine di un programma che tende a rimettere ordine a un movimento in espansione, ma lacerato dalle divisioni.
Dario, come ha intenzione di rimettere in ordine il calcio a 5?
«Trasparenza e legalità - intesa come rispetto delle regole - devono essere i nostri tratti caratteristici, un po’ quello che è mancato ultimamente. Occorre fare le cose alla luce del sole, ovvero rendendo partecipi tutti. Una sorta di palazzo di vetro visibile dall’esterno. Io sono per ascoltare tutti e poi decidere cosa fare nell’interesse del movimento».
L’Abruzzo ha due squadre in serie A ed è tra le regioni leader nel calcio a 5.
«L’Abruzzo, tra l’altro ben rappresentato da Sandro Di Berardino in consiglio, è con il Veneto e il Lazio la regione leader. Lo dimostrano i numeri e la qualità del lavoro svolto. Ci sono società di vertice, ma soprattutto c’è una base consolidata».
Quando si voterà?
«Bella domanda! Vorrei saperlo anch’io. Sono per andare a votare subito. Ma ci sono dei ricorsi a cui dare risposta per stabilire la data. Si voterà per il presidente e per il consiglio direttivo che è composto da otto consiglieri».
Sono poco più di 220 le società aventi diritto al voto.
«Un numero ragguardevole, un patrimonio da consolidare. Ma rispetto alla passata stagione sono 43 in meno. Sono diminuite le iscrizioni. E questa emorragia va bloccata. Occorre consolidare il movimento, stabilizzare le società così da rendere il sistema forte».
Sul piano tecnico?
«A mio avviso, c’è un appiattimento da 2016. Eravamo terzi nel ranking mondiale e siamo scesi fino al settimo posto. Questo significa che siamo passati da due a una squadra alla Uefa Champions League».
È stato appena nominato il ct della Nazionale di calcio a 5 Massimiliano Bellarte.
«E sono ben felice di questa soluzione adottata dal presidente della Figc Gabriele Gravina. Bellarte è un tecnico che tutti conosciamo. Più in generale è auspicabile un miglioramento del dialogo, una maggiore discussione e condivisione di tutto quello che riguarda il nostro movimento».
C’è il tema della visibilità del calcio a 5.
«È stato un cavallo di battaglia di Montemurro, tant’è che ha destinato molte risorse in questa direzione puntando sul calcio a 5 in televisione. Io credo che questa strada vada perseguita e migliorata. Bisogna lavorarci con la collaborazione delle società».
Si spieghi meglio.
«In Spagna i diritti televisivi del calcio a 5 fruttano dei ricavi; da noi, il calcio a 5 paga per andare in tv. Io sono dell’avviso che va migliorato il prodotto, deve essere reso più televisivo. I broadcaster non accettano di trasmettere partite senza pubblico, ad esempio. Ecco perché dico che la Divisione deve confezionare il prodotto».
Come?
«Campo, led e pubblico devono essere la base. L’evento va creato in modo tale che possa essere appetito dalle televisioni. Più qualità che quantità. Andare in tv e mostrare uno spettacolo misero è controproducente».
Il rapporto con le società?
«Sto raccogliendo molte adesioni al nostro progetto, così è stato anche in Abruzzo. Io, così come auspicato anche da Sandro Di Berardino, sono per la premialità più che per l’obbligo. Mi spiego meglio: imporre di fare un certo numero di campionati giovanili a quelle società che non ne hanno le possibilità non ha più senso. Fare un qualcosa solo perché bisogna farlo non ha più senso. Ma si può premiare con degli incentivi chi investe e fa iniziative per promuovere e sostenere il calcio a 5».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA