De Ascentis tradita dalla spalla: niente Olimpiadi di Tokyo

16 Marzo 2020

A 26 anni costretta a lasciare l’attività dopo un’operazione: «A settembre l’ultima gara, ora sono un carabiniere»

VASTO. I sogni, quelli sportivi, li ha già chiusi nel cassetto Giulia De Ascentis. Puntava a Tokyo 2020, ambiva a partecipare ai Giochi olimpici. E, invece, li vedrà in televisione. Da alcuni mesi, infatti, la nuotatrice vastese ha smesso l’attività agonistica. A 26 anni ha deciso che non era più il caso di andare avanti. Anche perché la carriera si stava trasformando in una lenta agonia. Esattamente dal 2015, da quando è esploso il problema alla spalla. Ora è un carabiniere a tutti gli effetti e svolge il suo incarico all’interno del comando generale a Roma. É istruttrice di nuoto negli impianti sportivi presenti nel comando.
De Ascentis, l’ultima gara?
«A settembre, a Lodi, ai giochi mondiali di polizia. Poi, ho annunciato il mio ritiro ufficiale dall’attività agonistica».
Niente Olimpiadi.
«No, erano il mio sogno nel cassetto. La molla che mi ha spinto in tutti questi anni. Ma non c’erano le condizioni per proseguire».
Perché ha deciso di mollare?
«Nel 2015 ho avuto un grave problema alla spalla. All’improvviso non riuscivo ad alzare più il braccio. All’Aniene nemmeno il mio fisioterapista era riuscito a capire che cosa non andava. E così mi sono fatta visitare da un ortopedico che mi ha consigliato subito l’operazione perché il nervo era compromesso. Nel giro di una settimana mi hanno operato. In pratica, attraverso gli esami, è emerso che si era rotta una capsula all’interno della spalla dalla quale era uscito un liquido che si era depositato sul nervo formando una ciste».
Il post operazione?
«È stato duro, perché mi sono trascinata un dolore allucinante».
Un po’ alla volta è tornata a gareggiare.
«Un po’ alla volta, certo. Ma non sono mai tornata quella di prima, nonostante gli sforzi e gli allenamenti duri. Non c’era la possibilità di rientrare nel giro dei migliori. Mi sono trascinata per anni fino a quando andare a nuotare mi cominciava a creare problemi. Non mi divertiva più, anzi, diciamolo francamente, mi pesava. Tanto più che, allo stesso tempo, ho iniziato a studiare all’università dove faccio Mediazione linguistica. E così mi sono detta che la mia vita era arrivata a un bivio e dovevo prendere la strada verso gli studi».
Non solo.
«Sì, perché ero nel gruppo sportivo della Forestale che da un paio d’anni è stato annesso a quello dei carabinieri. È nata la possibilità di restare nell’Arma con il ruolo di istruttrice e non me la sono fatta sfuggire. Nel frattempo, da settembre ad oggi, ho svolto dei corsi di formazione e oggi sono carabiniere a tutti gli effetti».
Dove ha iniziato a nuotare?
«A Vasto, ovviamente, dove tutt’ora ci sono papà Giorgio medico alla Asl e mamma Laura, farmacista, mentre mio fratello Matteo si è trasferito a Teramo. Avevo tre anni e mezzo quando mamma mi ha portato in piscina la prima volta. Da lì è iniziato tutto».
Ovvero?
«Con la San Francesco ho cominciato a fare le gare. E a vincere delle gare fino a quando i tecnici dell’Aniene si sono accorti di me e hanno iniziato il corteggiamento attraverso la società San Francesco Vasto. A 16 anni ho deciso di andare a Roma. Sono andata a vivere in Foresteria, al circolo Aniene. Nella Capitale ho terminato anche il Liceo Scientifico».
Parallelamente all’attività agonistica.
«Ho fatto parte della Nazionale e avevo grandi speranze».
Il risultato più bello?
«Il bronzo agli Europei in Danimarca nel 2014 nei 200 metri rana. In verità anche lì non sono riuscita a godermi il tutto perché in gara sono arrivata quarta, quindi non sono salita sul podio al momento della premiazione. Poi, la prima classificata è stata squalificata per doping e a distanza di tempo mi è arrivata la medaglia di bronzo a casa».
Rimpianti?
«Non mi posso rimproverare nulla, perché ce l’ho messa tutta. Di certo, non sono stata fortunata nella mia carriera. Perché dopo l’operazione alla spalla ho dovuto combattere anche con una forma aggressiva di citomegalovirus. Sono stata dieci giorni in ospedale e anche quelli non sono stati facili. Affatto».
Ora?
«Sono in pace con me stessa. Doveva andare così».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA