De Maggi più forte della malattia: il basket è passione

18 Luglio 2018

Il capitano della Nazionale in carrozzina sabato premiato come sportivo abruzzese dell’anno al Rocky Marciano

RIPA TEATINA. «Prima la sorpresa, poi una grande soddisfazione». Sono gli stati d’animo di Simone De Maggi, capitano della nazionale italiana di basket in carrozzina e punto di forza della Amicacci Giulianova, nell’apprendere di essere stato designato “sportivo abruzzese dell’anno” dalla giuria del Festival Rocky Marciano in corso di svolgimento a Ripa Teatina. Un premio prestigioso per il 27enne teramano che dieci anni fa, mentre militava nelle giovanili del Teramo basket, dovette confrontarsi con un avversario terribile e beffardo, un osteosarcoma alla caviglia che portò all’amputazione di una gamba. «Momenti di grande sconforto»,ricorda De Maggi- ma, «grazie soprattutto all’aiuto della mia famiglia, ho comunque vissuto la malattia con serenità e voglia di reagire. Nel giro di un anno ho pensato di nuovo al basket, i medici mi dissero che, con l’ausilio di una protesi, avrei magari potuto tornare sotto canestro con gli amici, ma io cercavo ancora il clima agonistico e lo spirito di squadra». Quasi scontato il contatto, a pochi chilometri da casa, con una realtà come l’Amicacci Giulianova. «Una società di alto livello e, soprattutto, un ambiente fantastico dove, nell’ultima stagione, si è anche andati vicino alla conquista dello scudetto cedendo in finale al Cantù». Difficile parlare del basket in carrozzina senza avere mai visto una partita. Emozioni particolari fuori da ogni forma di inopportuno pietismo. «Proprio così», continua Simone, «le sensazioni sono simili a quelle di una gara di basket in piedi. Uno sport davvero duro, il nostro, dove si lotta su ogni palla con la stessa carrozzina che finisce per diventare parte integrante del tuo corpo. Ci sono ovviamente regole e movimenti particolari, ma tensioni emotive, tecnica e spirito agonistico, per chi ama il mondo della palla a spicchi, restano uguali». Un mondo che appartiene a Simone De Maggi. «LeBron James il mio idolo, seguo il campionato Nba e quest’anno ho visto diverse partite a Teramo e Roseto dove era in panchina Emanuele Di Paolantonio, uno dei miei primi allenatori». Poi, un’altra passione, quella per la montagna che lo ha portato, grazie ad una protesi, a raggiungere con alcuni amici il rifugio Franchetti sul Gran Sasso. «Una nuova esperienza ma, nello sport come nella vita, bisogna avere sempre degli obiettivi, non sentirsi mai arrivato e fare di tutto per raggiungerli». Raggiunge, intanto, il premio di “sportivo abruzzese dell’anno”, consegnato sabato a Simone De Maggi nella serata conclusiva del Festival Rocky Marciano che, dopo la tavola rotonda di ieri sul tema “Dalle Olimpiadi all’Everest: le grandi sfide dei campioni”, propone questa sera “I Mondiali del regime: Argentina ’78”. A condurre il giornalista-scrittore Dario Ricci, poi Nicola Sbetti, autore della “Storia della Coppa del Mondo 1930-2018” e la proiezione del film di Daniele Biacchessi: “Una generazione scomparsa. I mondiali in Argentina del 1978” dedicato al dramma dei desaparecidos.
Domani sera il ciclismo con Massimiliano Castellani che presenta “Gino Bartali- Il Campione e L’Eroe” assieme a Gioia Bartali, nipote del campione, e Maurizio Formichetti, quindi ancora calcio attraverso la presentazione del libro di Pierluigi Pardo “Lo stretto necessario: il calcio e lo sport a 360°”.
Giuseppe Rendine
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