De Rossi: che difesa! Conte valore aggiunto

Il giallorosso al sindaco di Roma: «Raggi? Cambiamento necessario» «I quattro juventini eccezionali lì dietro e il ct è un animale da campo»
INVIATO A MONTPELLIER. Le banalità restano fuori della porta: stavolta parla Daniele De Rossi. Pochi giri di parole, si va dritti al cuore del problema e senza grossi compromessi. Ascoltarlo è un piacere.
Daniele De Rossi, bentornato leader.
«In che senso bentornato?»
Beh, lo sa quello che dicevano di lei a Roma durante il campionato.
«Che cosa?».
Che lei fa due passi sul mattone, che gioca da fermo...
«Lo so. A Roma spesso dicono “è fatta, ce lo siamo tolti di torno”, quando la Roma vince senza di me. La verità è che mi sono stirato due volte in un anno, e che l’allenatore giustamente non ha cambiato quando sono rientrato perché la squadra vinceva».
Ce l’ha con i romani?
«No no, io a Roma sto benissimo. Penso però che qualcuno che a Roma mi giudica, non conosca neanche la differenza tra un pallone e una noce di cocco».
Ah questi giornalisti...
«Ma io penso di stare pure simpatico alla gran parte di loro. Però, come ha detto giustamente Adani, spesso si spara un giudizio sul calciatore senza sapere cosa c’è dietro».
Comunque Conte non l’ha mollata.
«Dopo due stiramenti in una stagione, potevano starci delle perplessità. Anche perché una volta inserito nei 23, il Ct non poteva tornare più indietro».
E invece?
«Avere un Ct come Conte è un vantaggio rispetto alle altre nazionali. Lui ti dà equilibrio e organizzazione, cosa che poi in campo pesa più di un giocatore che magari fa gol di rovesciata».
Peccato che se ne vada...
«Non ci interessa il suo futuro, sapevamo già tutto ancor prima dell'inizio di questa avventura. Non è un tecnico che poteva rimanere molti anni in Nazionale, è un animale da campo, sarei stato sorpreso del contrario».
Perché dovremmo puntare sull’Italia?
«Non abbiamo quell'individualità che ruba l'occhio come Hazard o Ibrahimovic. Abbiamo altre caratteristiche: grossa compattezza, un grande gruppo sia a livello emotivo che nei ricambi. Molte squadre hanno delle stelle, poi il balzo con le loro riserve è enorme. Da noi c'è equilibrio tra chi gioca e chi subentra».
Ci esalti un suo compagno.
«No, vi esalto un reparto».
La difesa, immaginiamo...
«Esatto. Bonucci, Chiellini, Barzagli più Buffon, formano il reparto più omogeneo, i giocatori più complementari che possiamo trovare nel panorama calcistico mondiale. Presi uno a uno sono eccezionali e sono contagiati da una mentalità trascinante per tutti i compagni».
In più c’è l’aiuto di De Rossi.
«Non sono né Pirlo né Iniesta, anche se mi marcano a uomo novanta minuti: forse mi hanno scambiato per qualcun altro... Diciamo che cerco di far arrivare meno palloni possibili a una difesa che comunque saprebbe sbrigarsela da sola».
E ora l’Irlanda.
«Vogliamo vincere. È giusto che chi va in campo possa godere come è successo a chi ha già giocato. Vero che siamo un gruppo, ma nei giocatori c’è anche un po’ di sano egoismo che viene saziato solo giocando».
Ha visto, la Raggi è il nuovo sindaco della sua Roma.
«Non sono sorpreso, era nell’aria. Le faccio un in bocca al lupo, c’è bisogno di un cambio radicale per risollevarsi. Io sono tifoso del sindaco, di qualunque schieramento faccia parte. Non è una gara di calcio, ha vinto chi ha vinto, ora bisogna tutti dare una mano ed essere collaborativi».
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