De Sousa: «Che errori, ma non sono mercenario»

L’attaccante dell’Aquila si congeda con tanti rimpianti: abbiamo mollato dopo i punti restituiti
L’AQUILA. Si è conclusa con la grande delusione della retrocessione tra i dilettanti la storia d’amore tra la “Pantera” Claudio De Sousa e L’Aquila. L’ex capitano rossoblù, fresco di rescissione, era approdato ai piedi del Gran Sasso nell’anno della Prima Divisione 2013-2014, portando in dote i diciotto gol segnati la stagione precedente con la maglia del Chieti nell’allora Seconda Divisione. Nel suo primo anno con L’Aquila aveva messo a segno dieci centri, trascinando la truppa di Giovanni Pagliari alla storica qualificazione ai play off per la serie B. Dopo la parentesi in prestito al Como, De Sousa era tornato in rossoblù la scorsa estate, convinto soprattutto dal nuovo direttore sportivo aquilano Alessandro Battisti, che lo aveva fortemente voluto a Chieti tre anni prima. De Sousa però, non è più quello della prima stagione con L’Aquila, gioca al rallentatore e spesso gli vengono affidati compiti, spalle alla porta, poco congeniali alle sue caratteristiche. Alla fine, il suo bottino finale parla di sole quattro marcature in trentuno presenze, ma soprattutto di retrocessione. Una macchia indelebile nella carriera di De Sousa, soprattutto dal punto di vista umano.
«"Una delusione enorme, la mia prima retrocessione in carriera. Tra l’altro, al di là delle critiche e delle polemiche, oltre ai tifosi e alla società anche noi calciatori ci abbiamo rimesso perché nel calcio di oggi è sempre più dura trovare squadra; figuriamoci dopo un fallimento del genere...».
Sui motivi che hanno portato L’Aquila alla retrocessione in serie D, l’ex capitano aquilano ha la sua idea. «Innanzitutto la colpa è di noi calciatori ed è giusto prenderci le nostre responsabilità. Va anche detto, però, che abbiamo affrontato una stagione terribile. Oltre al danno mentale sui punti di penalizzazione prima dati e poi tolti, ci siamo allenati per metà anno su quattro campi diversi (San Gregorio, stadio Fattori, Paganica e stadio di Acquasanta), non facendo mai la doccia nella struttura dove ci allenavamo. Sembrano dettagli da poco, ma messi insieme, fanno la differenza in campionati professionistici».
Sulla débacle dei rossoblù da febbraio in poi, che li ha portati dritti in D dopo un buon girone di andata, De Sousa confessa: «La verità è che abbiamo mollato mentalmente dopo la restituzione dei punti in classifica. Alla luce dei ventiquattro punti conquistati nel girone di andata, eravamo sicuri che il cammino fosse ormai in discesa. Inconsciamente è stato il più grande errore che potessimo commettere e siamo entrati in un vortice senza uscita. La squadra ce l’ha messa tutta, ma era obiettivamente carente a livello caratteriale...».
L’ultima riflessione è a livello personale e sulle numerose critiche piovute dai tifosi: «Di sicuro è stato un anno molto negativo per me. Ho svolto un lavoro di quantità che mi ha tolto lucidità sotto porta. Spesso sono stato costretto a indietreggiare in campo, invece di avanzare. A questo va aggiunta una condizione fisica che purtroppo non è mai stata ottimale. Rispetto le critiche, ma non mi si venga a dire mercenario perché il sottoscritto, a inizio anno, ha rinunciato al 30% dello stipendio pur di restare all’Aquila e sposare il nuovo progetto. Di questi colori mi resteranno comunque bellissimi ricordi, soprattutto del primo anno in C1 con la qualificazione ai play off contro il Pisa, della vittoria in Tim Cup a Bologna e dei gol-vittoria su campi storici come Lecce e Benevento».
ACQUASANTA E RIPESCAGGIO. Passo avanti importante per l’omologazione del nuovo impianto, quantomai necessario per presentare l’eventuale domanda di ripescaggio. Entro metà giugno inizierà l’installazione delle oltre 100 telecamere previste. Si spera di chiudere i lavori e le certificazioni necessarie entro la metà di luglio.
SOCIETÀ. Oggi è in programma il cda che ratificherà le dimissioni di Massimo Mancini dalla carica di vicepresidente e la nuova ripartizione delle quote con l’ingresso di Eliseo Iannini.
Giammarco Menga
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