Delli Carri e Stroppa: salvezza possibile

2 Gennaio 2017

Parola agli ex. Il ds: «Nel 2013 mercato sbagliato». Il tecnico: serve un bomber

PESCARA. Il ds Daniele Delli Carri e l’allenatore Giovanni Stroppa, l'asse dell'ultima serie A, quella che culminò con l'amara retrocessione nel 2013, fanno le carte al Pescara, dando consigli per la salvezza e il mercato, ma svelando anche dei retroscena sul loro passato.

Delli Carri inizia ammettendo le proprie colpe. «Nel mercato invernale di quattro anni fa abbiamo commesso degli errori. Non ho condiviso il lavoro svolto», racconta l'ex ds. «Avevamo bisogno di poche operazioni e non dovevamo stravolgere la rosa». Organico che fu stravolto con risultati nefasti, dopo gli arrivi dei vari Caraglio, Bianchi Arce, Sforzini e Sculli. «Tuttavia siamo stati anche sfortunati e penso a Sforzini, il quale, appena arrivato a Pescara, si è infortunato».

La poca fortuna e gli acquisti sbagliati compromisero il cammino dei biancazzurri, che chiusero il girone di andata in zona salvezza, vincendo l'ultima gara contro la Fiorentina. Fiorentina che sarà il prossimo avversario dei pescaresi. Delli Carri continua il suo racconto e svela un retroscena di mercato. «Avevo in pugno Cesare Bovo. La trattativa era avviata e stavo parlando con il suo agente. Adesso spero che il Pescara lo possa prendere».

Bovo, dunque, il nome che a distanza di anni è tornato di moda in riva all'Adriatico. «Il consiglio che posso dare è quello di non stravolgere la rosa. Bisognerebbe intervenire in ogni reparto, ma con una pedina. Oltre al bomber e al difensore d'esperienza, prenderei un centrocampista muscolare, per esempio, Carmona dell'Atalanta. In attacco? Pinilla o Maxi Lopez».

E nell'ultima serie A, quella che vide Stroppa, Bergodi e Bucchi in panchina, ci fu anche l'handicap dei troppi stranieri. «Non sono d'accordo. Secondo me non siamo stati bravi ad aiutare i giocatori stranieri nell'inserimento». Di intuizioni Delli Carri ne ha avute, ma ha toppato anche operazioni clamorose. «Il rimpianto più grande è Vukusic, che abbiamo pagato troppo per quello che ha dato. Sì, questa è una macchia nella mia carriera».

Delli Carri, 45 anni, foggiano di nascita ma trapiantato a Pescara, prova ad indicare la strada per la rimonta. «All'allenatore, che a me piace tanto, direi che, se in tutte queste partite sono arrivati 6 punti, bisognerebbe cambiare qualcosa. Oddo è un tecnico che stimo molto e, se fossi in lui, diventerei un po' più elastico. Il blocco del Pescara è solo psicologico, perché ha perso partite che non doveva perdere in un periodo in cui c'era molto entusiasmo. Con gli acquisti giusti questa squadra può giocarsi le proprie carte per la salvezza. 35 punti potrebbero bastare per rimanere in A».

Giovanni Stroppa è stato il primo allenatore di quel Pescara promosso in A dopo quasi 20 anni. «E' stata una bellissima esperienza per uno che arrivava dalla Lega Pro», dice il tecnico, che ora sta tentando la promozione in B col Foggia.

«All’epoca la grande problematica fu la squadra. C'erano tanti, troppi, stranieri e giocatori nuovi che non si conoscevano tra di loro. Il Pescara di adesso gioca un gran bel calcio». Stroppa, che si dimise dopo la sconfitta con il Siena, il 18 novembre 2012, spiega perché decise di lasciare il Delfino. «Non c'erano i presupposti per continuare a lavorare. Non mi sentivo più in grado di dare il mio contributo in quel determinato contesto. Il mio più grande rimpianto è stato quello di non aver utilizzato Brugman playmaker. Lui giocava trequartista, ma io in amichevole lo spostavo spesso a centrocampo». Un feeling mai sbocciato con la piazza adriatica. «Venni contestato dall'inizio e non ho mai capito il motivo, forse non ero simpatico». E sulla squadra attuale fa quest'analisi: «A Oddo non posso dare consigli, lui è pescarese, ha fatto cose egregie, conosce la piazza e sa come uscire da questa situazione. Le problematiche? La A non perdona e al minimo errore prendi gol. Io mi sono fatto questa idea e, poi, perdere un giocatore come Lapadula è stato pesante, spostava gli equilibri. Serve un bomber», consiglia Stroppa. «Prenderei una punta perché c'è bisogno dei gol». (l.d.m.)

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