Delusione e musi lunghi Sebastiani sconsolato: «Ora vinciamole tutte»

28 Aprile 2021

PESCARA. Dentro un cocktail di amarezza e delusione, e rimpianti forse, fuori il silenzio, l'indifferenza soprattutto. Il bus della squadra che sfila lento nel traffico senza che una voce, un urlo l'i...

PESCARA. Dentro un cocktail di amarezza e delusione, e rimpianti forse, fuori il silenzio, l'indifferenza soprattutto. Il bus della squadra che sfila lento nel traffico senza che una voce, un urlo l'insegua, senza un clacson che segnali la presenza di qualche sentimento, anche solo di rabbia, sembra l'immagine emblematica di una presa di distanza, di una separazione irreversibile tra città e squadra, tifosi e giocatori, quasi a mo' di epitaffio a una stagione che si avvia alla peggiore delle conclusioni senza nemmeno un contorno di contestazioni e dissenti, il solito vociare di accuse e rimpianti.
Un clima quasi surreale, certamente figlio anche dell'era del Covid, che ha allentato prima e reciso poi (al netto di qualche sfogo sui social) gli ultimi legami tra ambiente e squadra, quel transfer di umori da sempre fonte di energie supplementari o talvolta anche di veleni gratuiti. Ma del resto cosa attendersi da una squadra che ancora una volta è apparsa non solo tecnicamente brutta ma soprattutto un insieme di individualità senza un'anima, undici magliette poco sudate e senza un cuore dentro. Un clima che, non da oggi, percepisce nitidamente il presidente Daniele Sebastiani, che ancora una volta prende atto del vuoto che si è creato intorno al Pescara, ben testimoniato anche dalla mancanza del solito capannello all'esterno dello spogliatoio, un "cenacolo" di amici e conoscenti di consiglieri e curiosi mai avari di un suggerimento tardivo o una parola di supporto. Sebastiani ufficialmente continua il suo lungo silenzio, ma non per questo evita di trasmettere indizi evidenti su umore e sensazioni. Esplicito il suo pensiero sulla partita «se il migliore, quello che sembra ci metta più impegno pare Machìn, di che vogliamo parlare?».
Ecco, appunto, se esci dallo stadio con questa sensazione ti viene difficile credere che ci sia ancora da coltivare speranze. Del resto i pochi che c'erano, hanno ben visto i volti dei protagonisti prima e dopo. Espressioni per lo più indefinibili, disorientate, occhi bassi ma solo per non perdere di vista la chat sui telefonini, auricolari immancabili. Spesso senza fili. Ma non basterà certo il bluetooth a mantenere il Pescara connesso alla B. Lo sa bene Sebastiani, che però rifiuta ancora di parlare di resa: «Servivano 12 punti prima e servono ancora adesso, quindi...». Una sorta di ultimo messaggio alla squadra: «fateli, che almeno potremo dire di averci provato fino in fondo». Già, provarci. Ma come? Con chi? Forse di anche questo parlavano Grassadonia, il ds Repetto e il ds Bocchetti nel fitto conciliabolo sotto le tribune. Perché qualche decisione bisognerà assumerla, qualche scelta forse bisognerà farla. Perché si può anche perderle tutte, ma almeno la faccia bisognerebbe tentare di salvarla.
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