Dessena, corsa e grinta per salvare il Pescara

9 Marzo 2021

Pedina inamovibile, poco social e con un futuro in panchina

PESCARA. L’equalizzatore del centrocampo. Insomma, muscoli e polmoni ma non solo. Daniele Dessena, classe 1987, è arrivato a Pescara negli ultimi minuti del mercato invernale. Un colpo a sorpresa, quello dei biancazzurri. Al momento dei volti nuovi è l’unico che sta giocando con continuità. Sei gare disputate, tutte dal primo minuto. Ha impiegato tempo per riprendere brio e condizione, visto che a Brescia, la sua vecchia squadra, prima del trasferimento a Pescara, non aveva trovato molto spazio. Per Grassadonia, come il suo predecessore Breda, il 33enne centrocampista emiliano è una pedina inamovibile. Temperamento, corsa, senso tattico e, soprattutto, tanto mestiere, visti i suoi illustri trascorsi in A (Samp, Parma, Cagliari e Brescia) e nelle coppe europee.
Esperienza e principi. Uomo spogliatoio, rispettoso delle regole e delle gerarchie. Chi lo conosce bene, lo descrive così. «Nel mondo del calcio è una mosca bianca», racconta un suo vecchio compagno di squadra. «Uomo vero, leale e con sani principi». Poco amante dei social e della Playstation, Dessena non è il prototipo del calciatore che ama mostrare la sua vita nelle Stories di Instragram o su Facebook. Un figlio e una compagna, catalizzano le sue attenzioni quando non è dentro il rettangolo verde.
Salto nel buio. A Pescara è arrivato facendo una scommessa su stesso, portando a scadenza il contratto che aveva con il Brescia fino al 30 giugno 2021. Nessun prolungamento del Pescara a gennaio, quando ha firmato il trasferimento in Abruzzo, ma solo una opzione di rinnovo in caso di salvezza. Un salto nel buio, dunque, viste le condizioni della classifica, ma Dessena ama le scommesse e le sfide difficili. Lui, che di scommesse ne ha vinte tante e sulla sua pelle. Due bruttissimi infortuni, infatti, hanno minato la sua carriera. Il primo nel 2015, con il Cagliari appena retrocesso dalla A, durante la partita in casa del Brescia, subisce un grave infortunio a seguito di un duro intervento del difensore bresciano Coly, riportando una frattura composta di tibia e perone della gamba destra che lo costringerà a sei mesi di stop. Poi nella stagione scorsa, nell’ottobre 2019, un altro brutto stop per una frattura al malleolo, durante Brescia-Fiorentina, lo lascia fuori dal campo per tre mesi. Dessena è caduto, ma si è sempre rialzato e adesso vuole risollevare il Pescara per aiutarlo a centrare la salvezza.
Lotta all’omofobia. In campo lo descrivono leale e rispettoso delle regole, fuori dal campo è stato protagonista anche di battaglie contro l’omofobia. Nel 2014, infatti, aderì ad una campagna contro l’omofobia, mettendo alle scarpette, durante una partita contro l’Inter, i lacci arcobaleno.
Alcuni tifosi del Cagliari lo insultarono sul web, ma lui rispose per le rime. «I miei genitori mi hanno insegnato il rispetto. Ognuno di noi deve fare qualcosa per migliorare la società, non solo per combattere l'omofobia ma anche per sconfiggere il razzismo e tutte le altre discriminazioni». Quel suo gesto nei giorni successivi fu emulato da tanti altri calciatori, che indossarono i lacci colorati.
Futuro in panchina. Carisma e schiena dritta, Dessena ora vuole salvare il Pescara e strappare il contratto anche per il prossimo anno, quando, probabilmente, a 35 anni, deciderà di smettere, ma non uscendo dal mondo del calcio. Il centrocampista, infatti, ha da poco concluso il corso per allenatori Uefa C. In futuro si vede in panchina, ma solo in futuro. Il presente si chiama Pescara e il Delfino ha bisogno del suo equalizzatore.
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