Di Bartolomeo riparte dopo tre anni di squalifica

Il difensore firma con il Vianova dopo l’illecito in Penne-Fara San Martino: «Mi hanno lasciato solo»
PESCARA. Dalla squalifica al ritorno in campo. Tre anni e mezzo senza pallone per Manuele Di Bartolomeo, uno dei tre giocatori del Penne (gli altri erano Alessandro Mucci e Michael Di Simone, già tornati a giocare nella passata stagione con il Villa 2015) che venne squalificato per illecito nel 2016 dopo la partita persa 2-1 con il Fara San Martino (Promozione). Lo scorso dicembre, il 25enne difensore ha finito di scontare la squalifica e ora ha firmato con il Vianova Sambuceto, in Seconda categoria.
Per Di Bartolomeo è l’inizio di una nuova vita, dopo quella maledetta partita finita nell’occhio del ciclone. Le immagini del gol vittoria del Fara San Martino fecero il giro del web per la leggerezza dei biancorossi nell’azione della rete degli avversari che con quella vittoria ottennero la salvezza alla penultima giornata, mentre il Penne vinse il campionato di Promozione la settimana successiva. Di Bartolomeo era quel difensore che ha rallentato la corsa senza opporre resistenza al giocatore del Fara San Martino, lasciato indisturbato di calciare a rete.
Da lì la stangata della giustizia sportiva. «Non ci fu nessuna partita combinata», racconta Di Bartolomeo, «nelle mie tasche non ho visto nemmeno 50 centesimi, non ci ho guadagnato nulla. Ci furono pressioni dagli spalti e, non sapendo cosa fare, ci comportammo di conseguenza, sbagliando».
Di Bartolomeo non le manda a dire alla sua vecchia società, il Penne. «Mi ha veramente deluso. Lo dico a cuore aperto», spiega il neo giocatore del Vianova Sambuceto. «Ero un punto fermo della squadra e dopo quello che è successo non ho sentito più nessuno. Sono scomparsi tutti. Sono stato lasciato solo, allo sbando. Non mi hanno dato modo nemmeno di fare ricorso perché dicevano che rischiavo una sanzione ancora più pesante. Mi sono fidato di persone più grandi ed esperte di me», aggiunge l’ex Penne, «ma ho sbagliato. Potevo e dovevo gestire meglio quella situazione. La mia leggerezza è stata quella di essermi fidato di persone sbagliate. Ero troppo giovane per capire».
Ora per Di Bartolomeo è la fine di un incubo. «Sono stati tre anni e mezzo molto difficili. Ho dovuto smettere di giocare senza aver mai deciso di volerlo fare. Gioco a calcio da quando ho sei anni. Vivere senza il pallone è stata dura, ma devo ringraziare la mia famiglia che mi è sempre stata vicina. Altri, invece, soprattutto i personaggi che gravitano nel mondo del calcio, mi hanno voltato le spalle. Ora questo incubo è finito», conclude Di Bartolomeo, «e non vedo l’ora di tornare a giocare».
(g.g.)
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