Di Cecco: è grande Virtus nonostante i tanti pari

La mezzala: «Siamo in zona play off, la gente deve essere orgogliosa di noi»
LANCIANO. A guardare il bicchiere mezzo vuoto, l'undicesimo pari stagionale della Virtus rappresenta l'ennesima occasione gettata alle ortiche. Non è la prima volta, infatti, che i rossoneri mancano l'appuntamento con la vittoria pur essendosi, ad un certo punto del match, trovatisi in vantaggio nel punteggio. E' già successo, infatti, in almeno altre sei occasioni: a Varese (3ª giornata), Avellino (10ª) e Pescara (16ª), per quel che riguarda le gare in trasferta, contro Bari (6ª), Crotone (15ª) e Trapani (17ª), nelle sfide disputate al Biondi. Stessa storia venerdì sera, al cospetto del grande ex Fabrizio Castori, per la prima volta a Lanciano da avversario (l'unico precedente analogo, quando era alla guida del Varese, si svolse all'Adriatico di Pescara, essendo indisponibile l'impianto frentano) invece che da spettatore. E se è vero che stavolta il risultato finale è il più giusto, al cospetto di un Carpi che ha confermato sul campo di valere il primato in classifica, va dato alla Virtus che, se a dispetto delle sopraccitate opportunità sciupate, si ritrova comunque tra le prime della classe (al quarto posto insieme a Spezia e Avellino), è facile immaginare dove sarebbe adesso, se solo fosse riuscita a difendere meglio il vantaggio acquisito...
«I primi ad essere consapevoli di ciò siamo noi, il che non ci impedisce però di essere fieri di quanto fatto sinora». A parlare così, nell'immediatezza del match di venerdì sera, è Domenico Di Cecco.
Lui, frentano doc, essendo nato a pochi chilometri da Lanciano (dove attualmente risiede con la famiglia), appartiene infatti al ristretto novero dei veterani in rossonero. Di quelli cioè che avendo sin dall'inizio sposato il progetto della famiglia Maio, veste questa maglia da ben sei campionati, col solo intermezzo della stagione 2011/2012, giocata (in prestito) a Barletta. Per il resto, solo e sempre Virtus, per un totale di 170 gare, equamente divise tra Prima divisione e serie B. Il suo, insomma, è un parere autorevole, su cui vale la pena di riflettere. «Non è mia abitudine cercare scusanti o alibi, ma una cosa mi preme sottolinearla. E cioè che la nostra è una squadra che sta davvero facendo qualcosa di eccezionale. Soprattutto se si pensa alle previsioni di inizio stagione, quando la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori ci aveva, per l'ennesima volta, inserito nel novero delle candidate alla retrocessione. E invece, col lavoro e l'impegno di tutti i giorni, e seguendo le direttive del mister, al debutto assoluto come allenatore, siamo ugualmente riusciti a ribaltare i pronostici della vigilia, attestandoci in pianta pressochè stabile nel lato a sinistra della classifica».
Un vero e proprio richiamo alla realtà, il suo: «Lungi da me l'intento di far polemica», prosegue Di Cecco, nella sua disamina post Carpi, «ma mi sembra comunque doveroso far notare a chi se ne fosse dimenticato, che davanti non avevamo una squadra di Terza categoria, ma la capolista della serie B. Un avversario imbattuto da ben dieci turni e capace di vincere in casa di compagini del calibro di Spezia, Pescara e Bari. Un avversario che in campo non ti fa respirare e che ci ha infatti impedito di giocare come sappiamo, ovvero palla a terra e sfruttando le verticalizzazioni. Del resto, il nostro allenatore, consapevole delle difficoltà a cui saremmo andati incontro, aveva chiesto di vedere all'opera una Virtus operaia e credo che sia stato accontentato, avendo preferito la sciabola al fioretto. Ecco perché sono soddisfatto della nostra prestazione e quello di stasera (venerdì per chi legge, ndc) lo considero un punto guadagnato, non due persi. Proprio in virtù delle considerazioni appena fatte».
Peccato che non tutti, sugli spalti, la pensino così, alla luce di qualche fischio di troppo volato, al vostro indirizzo, dalle tribune del Biondi: «Capisco i tifosi che vorrebbero sempre vincere, ma credo che a volte si dimentichi con troppa facilità dove si trova ora la Virtus e, soprattutto, da dove viene. Siamo quarti in serie B, campionato che disputiamo per il terzo anno di fila, cosa mai accaduta nella pur lunga storia di questo club, a conferma dei grandissimi progressi fatti, sotto la gestione Maio, da tutto il gruppo. Che per questo», sottolinea in conclusione il centrocampista rossonero, «meriterebbe solo apprezzamenti ed il sostegno costante di chi ci vuole bene e dovrebbe essere orgoglioso per quanto fatto sinora».
Stefano De Cristofaro
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