Di Francesco in cattedra: così si allena in serie A

22 Marzo 2016

«Amo il 4-3-3 e il gioco in verticale, odio i passaggi in orizzontale»

PESCARA. Secondo Freud i mestieri più difficili in assoluto sono nell'ordine il genitore, l'insegnante e lo psicologo. Anche nel calcio è così, per gli allenatori. Chiedete al buon Eusebio Di Francesco. Un figlio poco più che ventenne, calciatore, protagonista in serie B e con la maglia dell'under 21 sulle spalle. Una squadra, il Sassuolo, che ha plasmato a sua immagine e somiglianza, grazie al lavoro e agli insegnamenti che ha dato ai suoi giocatori; e, infine, una squadra -sempre quella emiliana- salva con anticipo, sesta in classifica, ma, sentendo le parole del suo condottiero, che non deve mollare e deve provare ad agguantare il Milan. Il Milan che è nel destino di Eusebio, il quale ieri, da buon insegnante di calcio, è salito in cattedra incontrando un centinaio di allenatori impegnati dalla serie D fino ai campionati giovanili. L'iniziativa, curata dal gruppo Abruzzo dell'Associazione Italiana Allenatori Calcio e dal Centro Studi & Ricerche "Sport Academy", ha riscosso consensi, catalizzando l'attenzione dei tecnici presenti in sala. "Fase difensiva e fase offensiva del 4-3-3", questo il tema del clinic. «Non chiamatemi professore», scherza con i cronisti Di Francesco, pescarese doc, ora al Sassuolo e in passato sulle panchine di Pescara e Lanciano. «Sono qui per interagire con voi e non per fare un monologo», dice alla folta platea il 46enne allenatore del Sassuolo. «Il 4-3-3 può essere 5-3-2 o 4-4-2. Questi sono solo numeri, perché il calcio è dinamico e, siccome è dinamico, le squadre possono difendersi in sei, in quattro o a seconda delle situazioni di gioco», dice, mentre disegna schemi e linee sulla lavagna. «I numeri contano, ma in maniera relativa. Ho sentito dire, per esempio, che domenica scorsa, contro L'Udinese, il mio Sassuolo dal 4-3-3 è passato al 4-2-4 o al 4-4-2. No, non è così, perché sono le caratteristiche dei giocatori che fanno il sistema di gioco». Un silenzio religioso ha avvolto la sala convegni dell'hotel Villa Immacolata, a Pescara. «Spesso sento elogiare i calciatori e dire che l'allenatore influisce poco sul rendimento. Non è vero, perché l'allenatore deve tirare fuori tutto dal calciatore».

Giocare in verticale. Zeman è stato il suo maestro ai tempi della Roma, ma il suo 4-3-3 non è rigido come quello del boemo. «Ai miei attaccanti dico sempre di puntare l'uomo e agli esterni che devono giocare per attaccare la porta e non la bandierina. A me piace la squadra aggressiva, che osa e che impone il gioco. Tutto, però, passa dal lavoro quotidiano. Cosa odio? Le palle orizzontali». Oltre alla lavagna, Di Francesco ha mostrato agli allenatori diversi video e slide per far capire meglio la fase offensiva e difensiva del 4-3-3. «Dico sempre che per fare un grande fase offensiva è fondamentale fare bene quella difensiva», e ancora. «La verticalità della giocata diventa importante in entrambe le fasi. Bisogna muovere velocemente il pallone per provare a sorprendere gli avversari».

«Io e il Milan...». Oltre agli aspetti prettamente tecnici, Di Francesco ha parlato del suo Sassuolo. «Ci stiamo togliendo tante belle soddisfazioni, ma il campionato non è finito. Dobbiamo migliorarci cercando di prendere il Milan, anche se non sarà semplice, ma noi ci proviamo». E proprio quella rossonera potrebbe essere la sua prossima panchina. «Se ne parla tanto», sorride. «Ora c'è solo il Sassuolo. Fa piacere essere accostato a certe squadre, ma sono chiacchiere, più in là si potranno fare altre valutazioni».

Le abruzzesi e il figlio. Segue da vicino il "suo" Pescara. «Sicuramente sta attraversando un momento difficile e non mi aspettavo che la squadra potesse fare così pochi punti. Ho visto diverse gare e vi assicuro che il Pescara ha raccolto meno rispetto al gioco espresso. Bisogna riflettere sui gol presi. La fase difensiva va migliorata per tornare a giocare ai livelli passati». Il Delfino annaspa, mentre il Lanciano corre verso la salvezza. «Ha ritrovato grande entusiasmo. Ha fatto tanti punti e ha un ritmo da promozione. C’è stata la crescita di tanti ragazzi, come Federico, mio figlio, che in questo momento sta attraversando un periodo magico». Federico sulle orme di Eusebio. «Ha caratteristiche diverse da quelle che avevo io da calciatore. Lui è più attaccante e ha più qualità. Mi auguro che continui così. I gol di tacco? No, io non ero bravo a farli. Lui sì ed è approdato in Nazionale prima di me. Deve continuare così, ma rimanendo umile». E qualche consiglio prova a darglielo? «Gli dico solo di comportarsi bene, di essere educato e di non farsi espellere come è capitato nell'ultima partita».

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