Di Francesco: «Vorrei allenare in Premier»
PESCARA. «Ai figli solitamente si perdona di peggio, poi lui mi ha regalato la bellissima gioia di farmi diventare un giovane nonno. In questo momento così difficile le videochiamate più belle le...
PESCARA. «Ai figli solitamente si perdona di peggio, poi lui mi ha regalato la bellissima gioia di farmi diventare un giovane nonno. In questo momento così difficile le videochiamate più belle le faccio al mio nipotino». Eusebio Di Francesco, 50 anni, ex allenatore della Roma e della Sampdoria, ha dimenticato gli “sgarbi” calcistici del figlio Federico e, in piena emergenza da Covid-19, si è confessato via Skype, dalla sua abitazione di Pescara, a Skysport24 rispondendo alle domande dei tifosi. E ricordando, in primis, quel gran centrocampo che aveva alla Roma, e cioè De Rossi, Strootman e Nainggolan, con cui raggiunse il terzo posto in campionato e la semifinale di Champions. «Erano giocatori con grandi caratteristiche fisiche e tecniche», ricorda l’ex tecnico giallorosso, «capaci di trasmettere la loro mentalità durante gli allenamenti. La Roma sta comunque costruendo qualcosa di importante, anche con giovani italiani». Considerata la sua esperienza sulla panchina del Sassuolo «un privilegio», Di Francesco ammette che «mi piacerebbe fare un’esperienza all’estero. La Premier è uno dei campionati più importanti e mi auguro un domani di poterci andare». Da giocatore individua tre grandi attaccanti con cui ha condiviso lo spogliatoio, tutti della Roma: «Montella per la capacità realizzativa, Batistuta per la sua forza e mentalità vincente e Totti per capacità non solo tecniche e fisiche». Da allenatore, riconosce in Edin Dzeko il più grande attaccante avuto a disposizione «come talento totale», mentre «il giocatore che ho visto crescere e che merita palcoscenici importanti è Domenico Berardi. Chiesa? Per me ha delle caratteristiche importanti, nel mio 4-3-3 sarebbe l’esterno offensivo di sinistra. Deve migliorare senza palla», conclude Di Francesco, «ma ha un talento impressionante, forse più del papà».

