Di Fulvio: sogno di giocare a Pescara con i miei fratelli

1 Agosto 2019

Il campione del Settebello: «L’oro in Corea? Una vera impresa»

PESCARA. La “Freccia Azzurra” dell’Adriatico ha colpito ancora. Dieci gol, tre in semifinale, uno nell’ultimo atto del Mondiale che ha portato al trionfo il Settebello azzurro. L’Italia della pallanuoto è salita sul tetto del mondo nel trofeo iridato di Gwangju, in Corea del Sud. Una medaglia d’oro pesante, che porta la firma in calce dell’attaccante pescarese Francesco Di Fulvio, 25 anni, che ha raccontato al Centro la straordinaria cavalcata del Settebello tricolore.
Francesco Di Fulvio, passata la sbornia Mondiale?
«Abbiamo festeggiato tanto, come giusto che sia. Sono davvero molto felice».
Il segreto della vittoria qual è?
«La fame di medaglie e l’intensità di gioco. Dopo la fase a gironi, abbiamo completamente cambiato mentalità. Il cammino nel girone è stato un po’ sottotono, con la Germania abbiamo giocato male, ma da lì in poi abbiamo cambiato marcia dopo un profondo esame di coscienza. Lo snodo decisivo è stato quello. Nelle prime partite eravamo diversi, meno concentrati, poi ci siamo compattati e siamo riusciti a centrare questo oro incredibile. Abbiamo vinto con la testa».
È la vittoria più bella della sua carriera?
«Sì, assolutamente. Anche se il bronzo olimpico nel 2016 è stato importante. Essere campioni del mondo, però, è una sensazione unica».
È stato nominato miglior giocatore del Mondiale. Senza Di Fulvio questa medaglia d’oro forse non sarebbe arrivata?
«Penso di aver disputato un buon Mondiale, è vero, ma vince il gruppo e noi abbiamo vinto grazie al collettivo. Se mi hanno eletto Mvp lo devo ai miei compagni di squadra e allo staff tecnico. Loro mi hanno messo in condizione di brillare».
Di Fulvio, è il Cristiano Ronaldo della pallanuoto?
«Non esageriamo (ride, ndr). Però devo dire che lui non ha vinto un Mondiale, io sì. Scherzi a parte, sono davvero al settimo cielo per questa medaglia».
La vittoria in Corea e il pass per Tokyo 2020. Un bel traguardo.
«Assolutamente si, ci siamo qualificati alle Olimpiadi e il prossimo anno lavoreremo con più serenità e tranquillità per arrivare in Giappone carichi e concentrati. Siamo partiti a settembre con l’intento di qualificarci alle Olimpiadi il prima possibile. Abbiamo fallito la World League e ci siamo riscattati al Mondiale, il titolo sicuramente più inatteso. In Corea puntavamo al podio, certo, ma non all’oro. Non me l’aspettavo. È stata una vittoria inattesa, ma cercata con tutte le nostre forze. Quando parti da non favorito e poi vinci, la medaglia è ancora più bella».
Alle Olimpiadi che Italia vedremo?
«Mancano 12 mesi al grande evento e la prossima stagione sarà molto lunga. In gennaio ci saranno gli Europei a Budapest, poi la World League, Europa Cup, Champions League e il campionato. Quindi, arriveremo all’estate 2020 con 90 partite all’attivo e sarà molto difficile tenere alta concentrazione e tenuta fisica».
A Tokyo punterete all’oro?
«Andiamo in Giappone per l’oro e non dobbiamo nasconderci. Dobbiamo provare a fare il colpaccio. Siamo campioni del Mondo, non possiamo tirarci indietro proprio adesso».
Lei finora ha vinto cinque coppe Italia, una Champions, cinque scudetti e una Supercoppa. Solo per citare qualche trofeo di club, oltre ai titoli con la calottina azzurra. Soddisfatto?
«Ho la fortuna di giocare nella squadra più forte d’Italia, la Pro Recco. È la Juventus della pallanuoto. Le medaglie in Nazionale sono frutto di un lungo lavoro di squadra».
Mamma Monica è un’istruttrice di nuoto e papà Franco ha fatto parte del gruppo del Triplete del 1987 a Pescara. I suoi due fratelli, Andrea e Carlo, giocano rispettivamente a Firenze e Pescara. Quanto ha inciso la famiglia nella sua crescita professionale?
«Tantissimo. Mi hanno insegnato dei valori importanti, rispetto ed educazione. Grazie alla mia famiglia sono diventato un top player».
I suoi maestri chi sono?
«Da Marco D’Altrui a Pescara, passando per Leonardo Sottani ai tempi di Firenze, poi a Recco ho avuto Milanovic. Senza dimenticare Amedeo Pomilio, il vice del Campagna, lui ha inciso e lo sta continuando a fare».
A settembre si riparte con la Pro Recco che ha vinto l’ennesimo scudetto. Il prossimo step sarà la Champions?
«Si, sarebbe bello. L’abbiamo vinta nel 2015, ma negli ultimi due anni abbiamo perso finale e semifinale. Siamo i favoriti e proveremo a vincerla».
Segue il Pescara Pallanuoto in A2?
«Certo, ho seguito tutto il campionato e devo fare i complimenti alla società. Ci sono state delle difficoltà oggettive per l’indisponibilità delle Naiadi, ma allo stesso tempo i ragazzi hanno fatto un campionato straordinario. Secondo me ci sono le basi per costruire qualcosa di importante e spero che il Pescara torni subito in A».
Le piacerebbe tornare a giocare per la squadra della sua città, magari a fine carriera?
«Spero prima di fine carriera. Vorrei giocare qui a Pescara in serie A1 insieme ai miei due fratelli, sarebbe bellissimo».
Gli ultrà della curva Nord del Pescara calcio al suo rientro le hanno fatto trovare uno striscione enorme sul Ponte del mare. Se l’aspettava?
«No ed è stato bellissimo. Ringrazio i Rangers per lo striscione, sono orgoglioso di essere pescarese e uno di loro».
È un tifoso sfegatato, vero?
«Sì, seguo sempre in tv e spero che il Delfino torni subito in A. Mi è dispiaciuto tanto per il ko in semifinale con il Verona. Spero che quest’anno ci sia una doppietta: Delfino e Pescara Pallanuoto in serie A».
©RIPRODUZIONE RISERVATA