Di Giovanni: Teramo snobba il San Nicolò

Serie D, il presidente: «Costretti a emigrare a Morro d’Oro nell’indifferenza totale. E con Campitelli è andata così...»
TERAMO. La Virtus San Nicolò emigra. Lascia il Bonolis per giocare le gare interne del girone F della serie D a Morro d’Oro. E questa volta non ci sarà il solito tira e molla estivo con il gestore dello stadio di Teramo, Sabatino Cantagalli. La decisione è stata presa, parola del presidente Salvatore Di Giovanni. Nessun braccio di ferro sulle tariffe. «No, questa volta la situazione è chiara: giocheremo a Morro d’Oro».
Come mai?
«Nel 2016 avevamo stipulato un contratto di tre anni con delle clausole. Rimanendo noi in serie D non c’era motivo per cui non si doveva andare avanti. Il gestore, però, all’inizio di giugno ci ha inviato una lettera dicendo che il contratto non era più valido, perché avremmo dovuto presentare un’assicurazione».
Non c’è stato dialogo?
«No, perché noi l’assicurazione l’avevamo fatta, come al solito, ma, come ogni anno, non l’avevamo inviata al gestore entro il 30 settembre 2016».
Secondo lei era un pretesto?
«Non lo so e non mi interessa fare polemica. Non ci siamo più sentiti, perché non ci andava di ridiscutere i prezzi per l’ennesima volta. Nella passata stagione abbiamo pagato 48mila euro solo per giocare e per fare la rifinitura della vigilia. In pratica, abbiamo sborsato 2.665 a partita. E, detto francamente, è impensabile pagare di più».
A Morro d’Oro invece?
«Ovviamente, paghiamo molto meno. E colgo l’occasione per ringraziare l’amministrazione comunale e la società del Morro d’Oro».
A Teramo invece?
«Silenzio e indifferenza totale. E la cosa ci fa male. Io capisco che la città ha tanti problemi, ma è possibile che in questi mesi l’amministrazione comunale non ha avuto dieci minuti di tempo per pensare a noi? Al fatto che siamo costretti a emigrare? Siamo la terza realtà calcistica d’Abruzzo, risultati alla mano. Niente, solo silenzio e indifferenza».
San Nicolò via dal Bonolis.
«Il campo è privato e quindi non posso interferire».
Per mesi da gennaio a maggio si era parlato di un accordo tra Teramo e San Nicolò. Poi, è saltato. Perché?
«Conviene chiedere a Campitelli».
Ma Campitelli l’accordo l’aveva fatto con lei.
«L’intesa era chiara. Poi, evidentemente, qualcuno ha cambiato idea. Abbiamo lavorato a questo progetto per sei mesi e, di certo, non è saltato per mia volontà».
Che cosa prevedeva?
«La creazione di un’altra società. Doveva nascere una terza società, con un capitale sociale (diviso tra Campitelli, Di Giovanni e una terza persona, ndr) ben definito, che avrebbe gestito le due società. Il San Nicolò sarebbe diventato la cantera del Teramo calcio; San Nicolò in serie D con giovani da valorizzare per il Teramo, tra i professionisti».
Di colpo, però...
«E’ saltato tutto, il giorno dopo la salvezza del Teramo. E, ripeto, non certo per colpa mia».
Quant’è difficile fare calcio?
«E’ un mondo particolare, io ho passione. Sono una persona seria, e questo è un mondo difficile. Oggi lasciare il San Nicolò sarebbe come abbandonare un figlio. Da 15 anni sono presidente di questa società, partendo dalla Prima categoria».
Quest’anno avete cambiato molto.
«Sì, anche per una scelta di Massimo Epifani (il nuovo allenatore della Primavera del Pescara, ndr) al quale auguro le migliori fortune. Con lui abbiamo conquistato grandi risultati, sono stati anni fantastici. Può sembrare che ci sia stato un ridimensionamento, perché non abbiamo preso grandi nomi, puntando sui giovani. Ma così non è. Abbiamo scelto gente che ha voglia e fame. E’ finito un ciclo e la politica societaria è un po’ diversa».
E così, dopo un lungo casting, ha scelto Campanile che ha allenato il Cologna in Promozione.
«Ebbi intuito con Epifani, spero di avere la stessa fortuna con Luca Campanile. Entusiasmo e voglia fanno la differenza».
Può durare in eterno che il San Nicolò giochi a Morro d’Oro?
«A Teramo nessuno si è interessato a questa vicenda. Se l’anno prossimo non avremo un campo andremo a giocare in un’altra città».
Nell’estate del 2016 c’era stato un abboccamento con Giulianova?
«Un incontro con il sindaco perché c’era la possibilità di traslocare. Però, poi ci ho riflettuto: non era giusto farlo».
Lei è l’unico padrone del San Nicolò?
«La nostra è una srl. Ci sono altri soci».
Quanto costa fare un campionato di serie D?
«5-600 mila euro».
Il San Nicolò ha anche un buon settore giovanile.
«Sì, 120 tesserati alla scuola calcio, più facciamo tutte le categorie dagli Esordienti fino alla Juniores. Abbiamo un accordo di collaborazione con la Virtus Teramo (Promozione, ndr). Per il momento, vale solo per il settore giovanile che sarà unico tranne la Juniores (la Virtus farà il torneo regionale, ndr); l’anno prossimo cercheremo di fare qualcosa di più importante anche a livello di prima squadra».
Sempre a Teramo?
«Siamo la terza società calcistica d’Abruzzo, ma in città siamo un’eccellenza solo quando minacciamo di andare via, altrimenti non ci calcola nessuno. Diciamo la verità: solo un pazzo può fare calcio in queste condizioni».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

