Di Giuseppe in aula non c’è Il ds diventa capro espiatorio

29 Agosto 2015

DALL’INVIATO A ROMA. Marcello Di Giuseppe, a differenza del dibattimento di primo grado, non ha presenziato al processo d'appello per Savona-Teramo. E' rimasto nella sua Roseto ad aspettare l'evolvers...

DALL’INVIATO A ROMA. Marcello Di Giuseppe, a differenza del dibattimento di primo grado, non ha presenziato al processo d'appello per Savona-Teramo. E' rimasto nella sua Roseto ad aspettare l'evolversi della discussione. Chissà, forse già conscio di quello che sarebbe stato l'indirizzo degli avvocati del Teramo. Che, in pratica, lo hanno scaricato. E lo hanno fatto capire chiaramente nel momento in cui hanno lasciato perdere la sua posizione. Hanno, per certi versi, ammesso quello che è stato il tentativo di combine, ma non per alterare l'andamento della partita e il risultato. No, per il calcio scommesse secondo il pool biancorosso. E quando il professor Vincenzo Cerulli Irelli ha detto che al Teramo andrebbe bene anche qualche punto di penalizzazione in serie B per la responsabilità oggettiva è come se avesse lasciato Marcello Di Giuseppe al suo destino. Ormai perso nei meandri della giustizia sportiva. Il dirigente rosetano non ha mai parlato, non è tipo che ama la ribalta della cronaca. Non ha parlato per spiegare la sua posizione processuale nemmeno davanti ai giudici, che siano della magistratura ordinaria o sportiva. E' stato in silenzio. E probabilmente lo resterà. E' ancora il ds del Teramo. Sospeso, certo. Ma è ancora alle dipendenze della società che ha preso dalla serie D e l'ha portata in B, scegliendo negli anni giocatori e allenatori. Condannato in primo grado e "scaricato" dal suo Teramo per esigenze processuali. Anche perché era ed è il più esposto alla luce delle intercettazioni telefoniche della Procura di Catanzaro. I legali del Teramo hanno badato a scagionare Campitelli, non Di Giuseppe, dagli incontri avvenuti quel 2 maggio scorso prima e dopo la partita promozione con i dirigenti del Savona. Hanno sostenuto che il presidente non era con Di Giuseppe che aveva avuto in dotazione la Maserati per svolgere il suo lavoro di direttore sportivo. «Di Giuseppe con la Maserati era all'incontro di Albisola, non Campitelli», secondo quanto detto e ripetuto dai legali biancorossi. (r.c.)

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