Di Paolantonio: partita condizionata dagli arbitri

7 Maggio 2018

L’allenatore recrimina per alcuni fischi contro: «Ma ora dobbiamo rimboccarci le maniche»

ROMA. Ce l’ha con gli arbitri e con un metro che non ha capito. In realtà né più e né meno di tanti fischietti alternatisi al palazzetto dello sport di Viale Tiziano. In gare del genere, forse, serviva una terna differente, magari una strappata alle big di serie A. Coach Emanuele Di Paolantonio, a fine gara, se la prende con la direzione arbitrale e invita i suoi a rimboccarsi le maniche sottolineando anche le inevitabili mancanze.
«Roma ha meritato di vincere questa serie e va giustamente in vacanza. È doveroso fargli i complimenti perché li meritano tutti. Poi il mio pensiero va, però, a qualche fischio di troppo», spiega l’allenatore rosetano, «mi dispiace che gara 3 sia stata, non dico indirizzata, ma sicuramente condizionata dai fischi degli arbitri del terzo quarto quando hanno inspiegabilmente puntato il dito contro Contento obbligandomi a scelte diverse da quelle che avrei dovuto fare». Roseto ha resistito. «Sono orgoglioso dei miei ragazzi che non hanno mai mollato, nemmeno sul -13. Anzi hanno cercato sempre di rientrare», afferma Di Paolantonio, «non è bastato ed è stato un peccato. Comunque adesso abbiamo il dovere di rimboccarci le maniche per affrontare Napoli. È l’ultima chance della stagione visto che Piacenza e Roma hanno già salutato e sono in vacanza. Toccherà a noi ed a loro giocarsi la salvezza». Il coach rosetano torna sulla gara romana. «Cosa non mi è piaciuto? Il nostro atteggiamento offensivo e la gestione del ritmo. Talvolta abbiamo accelerato, quando sarebbe stato meglio gestire l’azione, e talvolta abbiamo fatto l’esatto contrario. Sarebbe servito decelerare ed invece andavamo a mille». La fretta non è mai stata buona consigliera. Lo sa bene anche Piero Bucchi che sospira: «Questa salvezza va divisa equamente tra giocatori, per il sacrificio messo in campo, staff, collaboratori e tutta la società».
Qualcuno storce il naso visto che gli obiettivi di inizio stagione non erano questi. «Naturalmente c’è poco da festeggiare», rincara il coach della Virtus, «in quanto era l’obiettivo minimo che si doveva raggiungere anche senza spareggi. Però, attenzione, ci sono delle annate che nascono male e possono finire anche peggio. Per questo ringrazio i miei ragazzi, abili a battere Roseto e salvarsi dopo una battaglia dura, come del resto tutta la serie, contro una squadra che ha mordente e carattere e non molla mai. A loro vanno i miei complimenti».