Dicara: Pescara puoi farcela come nel 1988

9 Agosto 2016

L’unica salvezza in serie A del Delfino risale a 28 anni fa

PESCARA. Nell’estate del 1987 a Pescara l’entusiasmo era alle stelle. Una banda di ragazzini smaliziati, guidati da Giovanni Galeone, aveva da poco conquistato la promozione in serie A. Nel precampionato l’attesa era spasmodica, in ogni angolo della città si parlava di calcio e i tifosi attendevano con ansia i nomi dei rinforzi. Un po’ quello che sta accadendo in queste ore. Tra i giovani che si misero in luce in quel periodo c’era anche Giacomo Dicara. Da qualche anno è il vice di Andrea Camplone. Dopo l’esperienza nel Bari, i due tecnici pescaresi attendono la chiamata giusta per rimettersi in corsa. Quella del 1987-88 è l’unica squadra biancazzurra capace di ottenere la permanenza nella massima serie.

Dicara, qual è il suo giudizio sul mercato del Pescara?

«Mi sembra che si stia muovendo con le idee chiare. La dirigenza ha confermato gran parte della rosa e pian piano sta aggiungendo le pedine mancanti. Per una neopromossa non è mai facile competere con i grandi club, perciò bisogna attendere l’occasione giusta. Anche Oddo, che è un ragazzo intelligente, ha parlato della necessità di prendere giocatori funzionali. I nomi non servono: questo è un pensiero che io e Camplone sosteniamo da tempo».

Cosa serve per provare a salvarsi?

«Rafforzare l’attacco e la difesa, mentre il centrocampo mi sembra competitivo. Nel 1987-88 ci salvammo schierando molti elementi che avevano giocato in B l’anno prima. La società fu abile a prendere due stranieri che fecero la differenza, Junior e Sliskovic, ma per il resto non ci furono grandi stravolgimenti. Ci sta il paragone con il Pescara attuale, a patto che la società non sbagli i 3 o 4 acquisti attesi da Oddo. Con i dovuti paragoni, il Sassuolo deve essere il modello da seguire. Ovviamente, parliamo di una società che ha capacità economiche enormi, ma la differenza la fa la programmazione. Già da qualche anno gli emiliani puntano sul gioco e su Di Francesco, un allenatore molto preparato. Al di là dei soldi del patron Squinzi, nel Sassuolo vincono le idee. Ecco perchè mi convince la scelta del Pescara di dare fiducia a Oddo, che non ha paura di affrontare società più blasonate. La salvezza non è una chimera, anche perché la qualità della serie A si è abbassata».

Galeone e Oddo: nota qualche similitudine?

«Non conosco bene Massimo, però lo seguo sempre. Come Galeone, oltre a spiegare i concetti di gioco, trasmette serenità e leggerezza all'ambiente. Credo che sia questo il punto comune tra i due. Massimo è intelligente, mi piace perché non si nasconde, è sempre diretto e onesto».

Chiudiamo con Verre. Resta o andrà via?

«Lo abbiamo avuto a Perugia, è un nostro pupillo. Ha fatto grandi progressi ed è normale che ci sia interesse nei suoi confronti. Se lo prendesse l’Inter lasciandolo in prestito sarebbe l’ideale. Leggo della Sampdoria, che, con tutto il rispetto, oggi non è una big. Al suo posto resterei: un altro anno a Pescara gli farebbe bene, dal momento che in A deve ancora affermarsi».

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