Dieta, musica e regali: ecco il mondo di Alessia

La campionessa teatina Iezzi è la sportiva del 2017 del Centro: «L’obiettivo è andare alle Olimpiadi»
CHIETI. «Papà, mi regali un fucile a piombini? Voglio imparare a sparare come te». Tutto è iniziato così, quasi per gioco. Aveva nove anni, Alessia Iezzi, quando ha chiesto al papà Antonello di imbracciare un fucile. Il 28 ottobre 2017 quella ragazzina con i capelli biondi e gli occhi azzurri è diventata la campionessa del mondo nel Trap senior, specialità del tiro a volo, e la terza italiana nella storia ad aver vinto la sfera di cristallo. Alessia, 21 anni, nata a Chieti ma residente a Manoppello, atleta del centro sportivo carabinieri di Roma, adesso sogna le Olimpiadi di Tokyo 2020. È lei la regina del 2017, la sportiva abruzzese dell'anno eletta nel sondaggio effettuato da il Centro. Eppure, il 2017 era iniziato nel peggiore dei modi per lei. «Le prime gare dell'anno all'estero non sono andate per niente bene», racconta la Iezzi. «Avevo perso completamente la fiducia. A Nuova Delhi, due giorni prima della finale della coppa del mondo nel Trap, è andata male anche l'ultima gara nella specialità misto uomo donna. Avevo perso tutte le speranze. Poi, però, sono rinata in 48 ore».
Come ha fatto a vincere il Mondiale dopo un 2017 nero?
«Mi sono sfogata con il mio commissario tecnico Albano Pera. Ero completamente bloccata e con i suoi consigli sono riuscita a trovare la forza per risalire la china. Abbiamo fatto alcune modifiche tecniche al fucile (Beretta DT11, ndc) e grazie a questi piccoli accorgimenti sono riuscita a riacquistare la fiducia in me stessa. Mi si è aperto un nuovo mondo».
Una vittoria, dunque, del tutto inaspettata.
«Per come era andato il 2017, non avrei mai pensato di poter vincere. Ho iniziato a crederci soltanto quando ho superato il primo turno della finale e mi sono accorta che ero tra le prime sei. Più andavo avanti, poi, e più mi ripetevo che potevo farcela».
Qual è la prima persona che ha abbracciato?
«Il mio fidanzato Andrea Miotto, che era lì con me perché allena la nazionale indiana junior di tiro a volo».
E la prima telefonata che ha ricevuto?
«Quella di mamma e papà, che erano felicissimi per me».
Come si è avvicinata a questa disciplina?
«È una tradizione di famiglia. All'inizio facevo danza, poi mi sono dedicata completamente al tiro. Mio nonno Carmine ha aperto un campo di tiro a volo a Manoppello e mio padre ha praticato questo sport ad alti livelli. Quando ero piccola, il nonno mi accompagnava a vedere le gara di papà. Andavo lì con la voglia di sparare, così a nove anni mi sono fatta regalare un fucile a piombini e ho chiesto a papà di insegnarmi tutto quello che sapeva. Tutti i giorni prendevo un piattello, lo mettevo a terra e sparavo. Vederlo rompere mi rendeva felicissima».
In famiglia sta crescendo anche un altro campione.
«Sì, mio fratello Emanuele ha vinto il campionato italiano delle "Giovani speranze". L'unica che si salva in famiglia è mia mamma che non ha mai preso in mano un fucile perché ha paura di sparare».
Quante possibilità ci sono di vederla alle Olimpiadi di Tokyo 2020?
«Non c'è nulla di certo ancora, ma darei tutto per partire. Le Olimpiadi sono il sogno di ogni bambino che inizia a fare sport. I posti a disposizione sono due e sarà il ct a decidere chi portare. I mondiali di settembre in Corea saranno la prima tappa fondamentale. Mi giocherò tutte le carte per andare a Tokyo. Sarebbe un onore rappresentare l'Abruzzo».
Quali sono i sacrifici da fare per diventare una campionessa?
«Le rinunce da fare sono tante, ad esempio rimanere a casa il sabato sera e non poter mangiare la cioccolata e la pasta, di cui sono ghiotta. Ma l'alimentazione è fondamentale perché mi permette di curare la concentrazione e di tenere costante la glicemia. Oltre che sul campo, mi alleno tre volte a settimana anche in palestra».
Ha qualche rito scaramantico prima di una gara?
«Mi piace ascoltare la musica perché mi dà molta carica. Prima della finale ho ascoltato "When the beat drops out" di Marlon Roudette».
Il suo sportivo preferito?
«Il tennista Roger Federer, perché ha vinto tutto ed è uno che usa la testa in campo».
Cosa farà quando smetterà di sparare?
«Vorrei fare carriera nell'arma dei carabinieri e fare concorsi per salire di grado».
Giammarco Giardini
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