Difesa, compattezza e magie di Messi per il terzo trionfo

12 Luglio 2014

L’Argentina appare in debito d’ossigeno ma può contare su un gruppo coeso e sul giocatore più atteso del Mondiale

INVIATO A RIO DE JANEIRO. Carichi, pronti alla battaglia, con la voglia di regalarsi un’impresa. L’Argentina ci crede.

1) CONDIZIONE. Lo sforzo dei supplementari con l’Olanda e riposare un giorno in meno rispetto alla Germania, sono fattori che preoccupano un po’ il ct Alejandro Sabella. Anche perché in mezzo al campo Mascherano non è giovanissimo (30 anni) e l’Argentina ha bisogno di averlo al top se vuole contrastare il muro tedesco.

Comunque l’Argentina l’ultima partita l’ha giocata a San Paolo dove in tribuna faceva freddino anche col giacchetto.

A livello psicologico invece l’Argentina vola. Perché le sta girando tutto bene, ha vinto negli ultimi minuti del supplementare contro la Svizzera, ha vinto ai rigori contro l’Olanda, ha trovato certezze anche in quei giocatori tipo Romero e Demichelis che sembravano l’anello debole della squadra.

2) ARMA IN PIÙ. Questa è una formazione che ha subito solo tre gol dall’inizio del Mondiale, di cui due contro la Nigeria in una partita completamente ininfluente. Ci sono sette giocatori (otto con il portiere) che per il 90% della partita si preoccupano solo della fase difensiva e questo dà all’Argentina un’affidabilità che forse non ha mai avuto nella propria storia, il tutto per avendo dei difensori che non sono certo fenomeni.

3) PUNTO DEBOLE. Sembra quasi incredibile con una rosa come questa, eppure l’Argentina fa una fatica da matti a trovare il gol.

Prendete ad esempio le ultime tre partite, quella da dentro o fuori. Negli ottavi con la Svizzera praticamente nessuna occasione da gol prima del guizzo di Di Maria; nei quarti con il Belgio c’è stato dopo pochi minuti quel rimpallo fortuito che ha permesso a Higuain di calciare in porta e firmare l’1-0, ma poi i tre davanti non si sono praticamente più visti, anche perché l’unico obiettivo è stato blindare il centrocampo e abbassare i ritmi; in semifinale contro l’Olanda nemmeno mezzo tiro in porta fino al colpo di testa di Palacio nel secondo tempo supplementare.

In questa ottica l’infortunio di Di Maria ha tolto sprint alla capacità di ripartire. Oltre a un Messi grigio (di cui parleremo dopo) c’è anche un Higuain che sembra spento, spesso incapace di partecipare all’azione. Ha segnato col Belgio, vero, ma è stata un’azione quasi casuale. Per il resto sembra molto una prima punta vecchio stile, che se ne sta là davanti, piantata come un palo. E in realtà questo non è il modo di giocare di Higuain.

4) CHIAVE TATTICA. Ce ne sono almeno due. La prima ha un nome e un cognome: Lionel Messi. La Germania ha tanti ottimi giocatori, ma non uno che d’improvviso, dal niente, dribbla tre uomini e segna. O meglio: può dribblare tre uomini e segnare, visto che per ora l’unica grande giocata l’abbiamo vista contro l’Iran. La sensazione è che le chance di vittoria dell’Argentina passino in buone parte dalla difesa e appunto da risveglio di Messi.

Poi c’è un discorso più tecnico, con l’Argentina che confermando Perez in mezzo al campo dichiara di volersi prendere il cuore della partita, o quantomeno è pronta a non cederlo alla Germania. A Lavezzi (favorito su Di Maria) e Messi verrà chiesto di rientrare per non trovarsi mai in inferiorità numerica.

5) LE ULTIME. Abbiamo messo il piccolo dubbio Di Maria. In effetti salgono le chance per l’Argentina di averlo a disposizione: ieri il centrocampista del Real Madrid, alle prese con un problema muscolare che lo ha costretto a saltare la semifinale con l’Olanda, ha intensificato il lavoro regalando ottimi segnali. Sembra pronto e sarebbe un’opzione importante per Alejandro Sabella.

Da qui a vederlo titolare il passo comunque è abbastanza lungo. E poi non crediamo che Sabella voglia rischiare subito Di Maria, col rischio magari di trovarsi a bruciare una sostituzione dopo pochi minuti. Nessun problema per il resto della squadra, che ha lavorato a buon ritmo. Se non ci saranno novità in extremis, Sabella – sul cui futuro in nazionale si è aperto un giallo – sembra dunque orientato a confermare la stessa formazione che ha superato ai rigori l’Olanda. Oggi la partenza di tutta la truppa per Rio de Janeiro.

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