Diritti tv, ora tocca a Sky

La Lega rompe con Mediapro. Lotito e Marotta in Figc
MILANO. La Lega Serie A chiude la porta a Mediapro. Dopo settimane di spaccature, i club all'unanimità hanno deciso di riprendersi i diritti tv del campionato e ora li rimetteranno sul mercato con trattative private. La terza delibera, dopo quelle a vuoto nella scorsa settimana, ha sbloccato lo stallo, subito dopo il rinnovo delle cariche vacanti: la governance è completata, il n.1 del Coni, Giovanni Malagò, chiude i tre mesi di commissariamento e proclama: «Missione compiuta». Il destino del calcio in tv non sarà però chiaro prima della metà di giugno, quando Lega e Infront contano di completare l'iter, in cui verranno offerti pacchetti per prodotto e per piattaforma, in modo da attirare più broadcaster possibili. È da capire se i ricavi resteranno attorno al miliardo di euro promesso dall'inadempiente Mediapro (che formalmente ha sette giorni per rimettersi in regola con la fideiussione da 1,2 miliardi di euro) e se Sky (con la sua «importante offerta») sarà o meno l'unico broadcaster interessato. Si parla anche di Perform e Tim, Mediaset è defilata, e al momento non si può escludere che rientrino dalla finestra gli spagnoli, che a marzo hanno già versato 64 milioni di euro. Questo epilogo scongiurerebbe strascichi legali. Prima, però, servirebbe la risoluzione del contratto, a cui le parti probabilmente lavoreranno. Il puzzle si è completato in coda a un'assemblea filata senza colpi di scena, capace di sistemare anche le caselle relative alla governance. Dopo la nomina la settimana scorsa di Brunelli pro tempore e Casasco consigliere indipendente, in consiglio federale (dove siederà anche il presidente di Lega Miccichè) sono stati eletti Marotta (14 voti su 20), ad della Juve che assieme alla Roma ha spinto per chiudere con Mediapro, e Lotito (13), il presidente della Lazio, finora sulle barricate sul fronte opposto. In consiglio di Lega sono entrati invece Inter (l'ad Antonello, 16 voti), Atalanta (l'ad Percassi, 14 voti), Milan (l'ad Fassone, 11 voti) e Udinese (il vice presidente Campoccia, 11 voti), due squadre del fronte contro Mediapro e due di quello opposto. Poi sui diritti tv è passata la linea di Miccichè e Malagò. I 17 club (i retrocessi non hanno competenza in materia) hanno votato tutti sì alla delibera, con Baldissoni che prospettava cause per danni da parte della Roma (non solo a Mediapro ma anche a chi avrebbe impedito alla Lega di poter di nuovo disporre dei diritti), e il vice commissario Nicoletti a sottolineare le incertezze legate alle garanzie proposte dagli spagnoli.

