Domenica sfida del cuore in nome di Renato Curi

27 Novembre 2019

Il figlio: «Sono rimasto affezionato a Perugia». Ma a Pescara due club portano il suo nome

PESCARA. Perugia-Pescara è la partita del cuore per la famiglia di Renato Curi, il compianto centrocampista del Perugia morto sul campo durante la partita contro la Juventus del 30 ottobre 1977. Vuoi perché la carriera è partita dalla Marconi di Pescara, vuoi perché le migliori soddisfazioni calcistiche arrivarono proprio con il club umbro. Lo stadio di Pian di Massiano porta il nome del baffuto centrocampista nato a Montefiore dell’Aso nel 1953, ma trasferitosi a Pescara con la famiglia in tenera età. Da qui ha preso il via la carriera: poi Giulianova, Como e Perugia fino a quella maledetta domenica. Nel capoluogo umbro Renato Curi ancora oggi è un simbolo; a Pescara, dove la salma riposa nel cimitero di San Silvestro e dove vivono ancora la moglie Clelia e la sorella Nunzia, il ricordo è affidato a un paio di società che portano il suo nome: la Renato Curi di Città Sant’Angelo e la Curi Pescara. A Perugia negli anni sono state numerose le manifestazioni per alimentare quello che nel tempo è diventato un simbolo. Nel 1977 Renato Curi era papà di Sabrina e qualche mese dopo la sua morte è nato il figlio che la signora Clelia aveva in grembo e che ha chiamato con il nome del papà scomparso a 24 anni. Oggi Renato Curi vive a San Benedetto del Tronto, la sorella Sabrina a Monza. «Seguo poco il calcio, anche perché oggi ritengo sia diventato più uno spettacolo, perdendo i valori caratteristici dello sport», premette Renato Curi, «sono rimasto affezionato alla piazza di Perugia. Lì sono cresciuto con quelli che erano i compagni di squadra di mio padre. Lì papà vive ancora nel ricordo della città, di chi l’ha conosciuto e di chi ne ha sentito parlare. Tanto per rendere l’idea, due anni fa ho realizzato una mostra fotografica con tutte le immagini di papà e della famiglia, dentro e fuori dal campo. Ebbene, alla fine abbiamo chiuso con 9.000 visite. Gente che magari non ha nemmeno conosciuto papà, ma che è legata al ricordo di un simbolo del Perugia che poi è diventato dei miracoli negli anni Settanta». A Pescara, invece, quella che era la Marconi è stata poi trasformata in Renato Curi. «Sì, ma se chiedi ai ragazzi nemmeno sanno chi era Renato Curi», obietta il figlio. «A Perugia il legame nel tempo si è rafforzato piuttosto che indebolirsi. È un’emozione forte ancora oggi».
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