Donadoni, Capello o Ranieri per il dopo-Conte

16 Marzo 2016

Il ct annuncia l’addio alla Nazionale a fine Europeo (andrà al Chelsea). E scatta la caccia al successore

ROMA. Il dopo Conte si è aperto ieri mattina, dopo l'ufficializzazione dell'addio del ct azzurro al termine degli Europei in Francia. Si sapeva, era già tutto scritto, ma servivano le parole del numero uno del calcio italiano Carlo Tavecchio, che ha rotto gli indugi e dato un'impronta solenne (e ufficiale) alla notizia del divorzio, annunciata poi da Antonio Conte su Facebook e Twitter, confermando anche che allenerà il Chelsea.

A quel punto il toto-ct ha dunque subìto un'impennata clamorosa e la girandola di nomi possibili, o papabili, è perfino diventata vorticosa. Frenetica. Roberto Donadoni, Fabio Capello, Marcello Lippi (con Fabio Cannavaro in panchina), Claudio Ranieri, Giampiero Ventura, Marco Tardelli. Tutti tecnici giusti per il posto giusto: quello di commissario tecnico dell’Italia. Un paio sarebbero i cavalli di ritorno (Lippi, già in due riprese sulla panchina dell'Italia) e Donadoni, mentre per Capello si tratterebbe del terzo incarico dopo quelli sulla panchina dell'Inghilterra e della Russia (Mondiali 2010 in Sudafrica il primo, 2014 in Brasile il secondo). Tardelli ha già lavorato per conto della Federcalcio, ma per assumere la direzione tecnica della rappresentativa Under 21, con la quale si è aggiudicato anche un Europeo nel 2000, in Slovacchia; per tutti gli altri sedicenti futuri ct, sarebbe la prima esperienza alla guida di una Nazionale. Con Capello e Donadoni, la Figc starebbe già sondando il terreno, anche per capire l'eventuale disponibilità ad assumere l'incarico dal luglio prossimo. Ranieri si è definito «onorato» di una possibile chiamata in azzurro. «Adesso, però, sono concentrato solo sul Leicester», che si avvicina sempre di più al titolo d'Inghilterra, le parole del tecnico romano.

Per Donadoni il ritorno sulla panchina più ambita e scomoda d'Italia rappresenterebbe una grossa rivincita: in fondo, l'ex ala tattica del Milan di Sacchi disse addio alla Nazionale solo dopo essersi arreso alla Spagna di Luis Aragones ai calci di rigore, nei quarti di finale dell'Europeo di Svizzera e Austria. Un addio senza una vera sconfitta, il suo. Anzi. L'Italia di Donadoni fu l'unica squadra in quel torneo a mettere in difficoltà le Furie rosse, che poi avrebbero vinto la rassegna e conquistato anche il titolo mondiale in Sudafrica nel 2010.

Di certo, le parole pronunciate oggi da Tavecchio in conferenza stampa, a Roma, inducono a un'attenta riflessione legata ai parametri economici sui quali si instaurerà il nuovo rapporto con il timoniere azzurro.

«La scelta sarà seria e commisurata ai tempi che stanno cambiando, ai risparmi necessari e non per togliere prestigio alla Nazionale, ma la scelta sarà di minor costo. Valuteremo chi si offrirà e darà la disponibilità, non importa se oggi è ancora sotto contratto. Le nostre possibilità economiche saranno discrete, non stiamo parlando di pizza e fichi».

Frasi indiziarie, che forniscono indicazioni probanti e precludono altri scenari, magari più dispendiosi, sia pure suggestivi.