Doping di Stato, Russia verso l’esclusione da Rio

19 Luglio 2016

Clamoroso rapporto della Wada: «Dal 2010 somministrate sostanze proibite a 312 atleti di ogni sport»

ROMA. Un rapporto che inchioda la Russia, col presidente del Cio Thomas Bach ad affermare che l'ente è pronto «alle più dure sanzioni».

La relazione del consulente dell'agenzia mondiale antidoping, l'avvocato canadese, e professore di diritto sportivo, Richard McLaren, stabilisce che quello attuato in Russia era un vero e proprio programma di ‘doping di Stato’, con la collaborazione dei vertici del ministero dello sport e dei servizi segreti. Più ampio della sola Sochi, più vasto dell'atletica già esclusa da Rio. A questo punto è probabile che, dopo l'esecutivo in teleconferenza del Cio di oggi, la Russia venga esclusa totalmente (e non solo nell'atletica) dai Giochi di Rio come avevano chiesto con una lettera dieci agenzie nazionali antidoping, tra le quali quelle di Usa, Canada, Germania, Giappone, Svizzera, Norvegia, Spagna e Nuova Zelanda. Secondo Bach, ciò che emerge dalle 90 pagine del rapporto di McLaren è «un inedito e scioccante attacco all'integrità dello sport e dei Giochi olimpici», così fa capire che le sanzioni saranno inevitabili, nonostante all'Olimpiade carioca manchino poco più di due settimane. Il programma di somministrazione di sostanze proibite è andato avanti perlomeno dai Giochi invernali di Vancouver 2010 al 2015, coinvolgendo tutti gli sport e 312 atleti. Molti di loro, per ordini ‘dall'alto’, mettevano da parte urina pulita nei periodi di ‘disintossicazione’, per creare una vera e propria banca di pipì pulita poi congelata per essere utilizzata quando serviva. Invece gli agenti dell'ex Kgb provvedevano, come in occasione dei controlli di Sochi 2014, a manomettere i flaconi svitando i tappi delle provette senza lasciare tracce. In questo modo quando venivano avvisati che qualche atleta di casa era risultato positivo, falsavano i risultati dei test. A capo di questo sistema perverso c'era il ministero dello sport di Mosca, con la collaborazione dei servizi di sicurezza (l'Fsb, ex Kgb) e del centro nazionale di preparazione del Team Russia. Come dire, una conferma delle denunce dell'ex direttore del laboratorio antidoping russo, Grigory Rodchenkov, fuggito negli Usa dopo la morte in circostanze poco chiare di due colleghi. McLaren sottolinea anche nel rapporto che le sue conclusioni sono supportate da prove evidenti e che non ci sono dubbi sul fatto che quanto avveniva fosse al corrente, in quanto direttamente coinvolto, il viceministro dello sport Yuri Nagornykh mentre il ministro Vitaly Mutko «non poteva non essere a conoscenza della cosa, viste le dimensioni del fenomeno». Ecco perché mai come adesso la Russia rischia di rimanere fuori da Rio, 32 anni dopo essersi chiamata fuori, per ritorsione nei confronti di chi aveva boicottato Mosca '80, dai Giochi di Los Angeles.