Dopo la grande sbornia la Russia ora vuole il pass per la semifinale

MOSCA. Dopo la grande sbornia, il ritorno alla realtà. La Russia ha battuto la Spagna e adesso incontrerà (sabato alle ore 20) la Croazia, a Sochi, ai quarti di finale. Che per i russi - ognuno ha...
MOSCA. Dopo la grande sbornia, il ritorno alla realtà. La Russia ha battuto la Spagna e adesso incontrerà (sabato alle ore 20) la Croazia, a Sochi, ai quarti di finale. Che per i russi - ognuno ha quel che ha - è come dire Taormina o Capri. Insomma, una ragione in più per cercare i biglietti e sperare in un altro miracolo. Intanto il trionfo di Luzhniki passerà alla storia come una delle notti più memorabili della Russia tanto che sono già partiti i paragoni con le imprese sovietiche nella II Guerra Mondiale. Esatto, siamo a quel livello. A buttar lì l'idea, come da copione, è stata la stampa britannica, che pure ama questo tipo di metafore. Il Cremlino - niente meno - l'ha presa però sul serio e, pur ricordando che guerra e calcio non si possono paragonare perché lo «sport avvicina le persone e non le divide, ha concesso che «dal punto di vista emotivo, l'esaltazione epica per questo trionfo è comprensibile».
«Per molti versi, a giudicare dalle persone scese in strada a Mosca e in altre città russe, la festa è paragonabile a come le cronache ci raccontano quella del Giorno della Vittoria al termine della II guerra mondiale», ha detto il portavoce di Putin Dmitri Peskov. Intendiamoci, non è che il popolo in piazza non ci abbia pensato da sé, dato che l’altra notte, nella Piazza Rossa o nella vicina Nikolskaya, l'arteria pedonale che conduce alla celebre piazza della Lubyanka, dove c'è la sede dei servizi segreti eredi del KGB, le bandiere con la falce e il martello facevano capolino un po’ ovunque, così come accade il 9 maggio quando la Russia, appunto, celebra la vittoria sul nazismo. I simboli sono importanti e lo zar ha naturalmente telefonato al ct della nazionale, Stanislav Cherchesov, per fargli i complimenti: «Nello sport contano i risultati», gli ha detto, «e il nostro è stato vittorioso».
Il primo ministro russo, Dmitry Medvedev si è congratulato, attribuendo parte del merito al vice premier ed ex ministro dello sport Vitaly Mutko. «La vittoria», ha detto - è il risultato del lavoro dello staff e ovviamente del ct, che hanno impostato la tattica di gioco e coordinato benissimo le azioni dei giocatori e della squadra». «Anche Vitaly Leontovich (Mutko) a suo tempo ha investito molte energie in questa direzione». Vitaly Mutko, tanto per intenderci, è l’ex presidente della Federcalcio russa, che nel dicembre del 2017 è stato bannato a vita dalle Olimpiadi dopo il report sul doping di stato in Russia.
Le similitudini con i fasti del passato del calcio russo portano all'eroe del match - e del Paese intero, già circolano in rete immagini che lo ritraggono sulle banconote da 200 rubli - il portiere e capitano Igor Akinfeev, vera colonna portante della squadra così come lo fu Lev Yashin ai tempi dell'Unione Sovietica campione d'Europa. Che l'entusiasmo ormai sia sfuggito di mano lo testimonia la Rossiskaia Gazeta, il giornale che fa capo al governo, la quale definisce «giusto» il risultato contro la Spagna e sottolinea come la squadra possa «non aver raggiunto il suo limite». La Croazia è dunque avvisata: la Russia ora sogna la semifinale.

