Drudi: io, la gavetta e il trampolino Pescara

24 Ottobre 2019

Da barman a calciatore: «La crisi? Siamo tutti con Zauri»

PESCARA. Di gavetta ne ha fatta tantissima. Se l’opportunità non bussa, costruisci una porta. Mirko Drudi con il tempo si è costruito la porta del successo. Il difensore del Pescara, con un passato tra serie D e C, è arrivato in serie B solo l’anno scorso, a Cittadella, dove ha raggiunto la finale play off. Romagnolo di Cervia, il 32enne centrale si è raccontato al Centro durante la diretta Facebook disponibile anche sul sito www.ilcentro.it.
Mirko Drudi, come mai è arrivato in serie B a 31 anni?
«Nel calcio ci sono tante dinamiche. Ho fatto il mio percorso, tanta gavetta, ho commesso errori e fatto esperienze. Non ho mai mollato e credo che il lavoro abbia pagato».
Pescara, quindi, è un trampolino di lancio?
«Per me è una grande opportunità e ho fatto un passo in avanti rispetto all’anno scorso. Spero di dare una mano a questa squadra. Quando mi hanno detto del Pescara, non ho esitato e ho chiesto subito la cessione al Cittadella. In Veneto sono stato bene, ho centrato una finale play off, ma avevo voglia di migliorare».
Centrocampista e poi difensore. Come mai?
«Roberto Rossi mi ha cambiato ruolo nel settore giovanile e poi nel Forlì. È stato lui ad avere questa intuizione che mi ha cambiato la carriera».
Le differenze tra la C e la B?
«La qualità del gioco, sicuramente, c’è un ritmo totalmente diverso».
Il Pescara è in crisi, cosa sta accadendo?
«È un momento difficile. Siamo stati altalenanti e non riusciamo a trovare continuità. C’è poco da parlare e tanto da lavorare. Bisogna venirne fuori».
Lunedì c’è stato un lungo confronto tra squadra e allenatore. Come mai?
«Fa bene parlare. È importante il dialogo tra tecnico e squadra. Abbiamo analizzato il momento ed è stato un confronto molto costruttivo».
La squadra è tutta con Zauri?
«Certo, senza dubbio. Il mister è alla prima esperienza in prima squadra e dobbiamo aiutarlo».
Sono tanti i gol subiti dai calci da fermo. Perchè?
«Bisogna mettere più attenzione ed eliminare le amnesie. Anche con lo Spezia è successa la stessa cosa e l’abbiamo pagata a caro prezzo. Tuttavia, dico che siamo vivi. Ci manca solo un pizzico di autostima e concentrazione, ma solo i risultati possono aiutarci».
Senza calcio cosa avrebbe fatto?
«Non saprei. Da ragazzo ho lavorato. Ho fatto il barman e il cameriere, mi sono sempre dato da fare. Il calcio è la mia vita, ho iniziato a 5 anni e sono contento di aver fatto carriera. Sono approdato al Cesena a 7 anni, dopo un provino, e poi ho fatto tutta la trafila nelle giovanili. Ho debuttato in prima squadra con Castori in panchina, era un Crotone-Cesena, avevo 19 anni».
Sabato arriva la capolista Benevento. Che gara si aspetta?
«I sanniti li ho già affrontati con il Cittadella, alla seconda giornata, prima del mio passaggio al Pescara. Sono fortissimi. Prevedo una gara tosta contro una squadra che non ha mai perso. Loro sono la corazzata della B e hanno degli attaccanti importanti come Coda, Sau e Armenteros».
La linea difensiva del Pescara ha 103 anni. Lei e Scognamiglio ne avete 32 e poi c’è un “ragazzino” come Hugo Campagnaro, che, a 39 anni, fa ancora la differenza.
«Hugo è un professionista esemplare. Cura i minimi dettagli e si allena al massimo. È quasi come un robot. Per me è molto importante averlo in campo. Quando parla bisogna ascoltarlo perché è un valore aggiunto».
L’impatto con Pescara città?
«Si sta bene, assomiglia molto alla mia Cervia. C’è il mare, la gente è solare e poi le città di mare hanno sempre una marcia in più».
Fuori dal campo cosa le piace fare?
«Stare con la mia compagna e mio figlio. Non ho molto tempo libero. Sono un malato di serie tv e su Netflix le ho viste tutte».
Ha amici nel calcio?
«Sono due. Luca Di Matteo (terzino del Teramo, ndr), con il quale ho giocato a Lecce. Siamo molto amici e ci siamo visti anche qui visto che lui è di Pescara. L’altro è Giuseppe Torromino (bomber della Ternana, ndr)».
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