DURI E PURI TITOLARI

9 Luglio 2016

Il suo partito, Alternative fur Deutschland, è la versione tedesca del lepenismo: identità nazionale, anti-europeismo, critiche feroci all’immigrazione. E così, al termine della semifinale persa...

Il suo partito, Alternative fur Deutschland, è la versione tedesca del lepenismo: identità nazionale, anti-europeismo, critiche feroci all’immigrazione. E così, al termine della semifinale persa contro la Francia, l’europarlamentare Beatrix von Storch ha dato la propria interpretazione della sconfitta: «Forse la prossima volta dovrebbe giocare la nazionale tedesca», ha scritto in un tweet, prendendosela con i figli degli immigrati che costituiscono l’ossatura della squadra.

Sotto la maglia della Germania scorrono tracce di sangue tunisino (Khedira), albanese (Mustafi), ghanese (Boateng), turco (Ozil, Can), spagnolo (Gomez), polacco (Podolski), ivoriano (Tah) e senegalese (Sané); molti di loro hanno portato la Germania a vincere il Mondiale 2012, ma quattro anni fa von Storch non protestava, né lo faceva quando un portiere di origine lettone (Kahn) guidava la Germania alla sua ultima vittoria di un Europeo, quello del 1996. Né sono giunte proteste, finora, da Marine Le Pen, che ha dovuto sopportare in silenzio gli exploit di Pogba e dei suoi fratelli: se la Francia ha vinto qualcosa, dagli anni Novanta in poi, lo deve soprattutto alle nuove generazioni di francesi, a cominciare da Zidane.

E in finale domani sera troveranno il Portogallo, o meglio, i nuovi portoghesi: il sangue capoverdiano di Nani e Renato Sanches, quello guineano di Eder, addirittura quello tedesco di Cédric Soares. Ma non ditelo a von Storch, se no lo riporta in Germania.

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