E ADESSO SERVE SOLO UN ALTRO CAPOLAVORO
Un'altra recita da applausi e perfettamente riuscita, il Pescara di Oddo ha dato scacco a tutti in quattro mosse e, come si sperava, si è guadagnato, a pieno titolo, il diritto di giocarsi la serie A...
Un'altra recita da applausi e perfettamente riuscita, il Pescara di Oddo ha dato scacco a tutti in quattro mosse e, come si sperava, si è guadagnato, a pieno titolo, il diritto di giocarsi la serie A contro il Bologna. Un capolavoro anche quello di Vicenza, una gara dominata per quasi tutti i 95 minuti e che logica voleva che si chiudesse con un'altra vittoria. Questo doveva essere appunto il verdetto dettato dal campo, che sia bastato il pari per andare in finale è solo un dettaglio. Massimo Oddo se l'è giocata come aveva promesso alla vigilia, chiedendo alla sua squadra, con lui in perfetta sintonia, di provare a far male all'avversario piuttosto che amministrare il risultato. In più, ancora una volta, ha trasformato in oro tutto quello che ha toccato: dall'impostazione d'avvio (un primo tempo super) ai ritocchi in corsa sfruttando al meglio, in quei dieci minuti d'emergenza di avvio ripresa, le risorse che aveva in panchina (Brugman, Melchiorri e lo stesso Caprari).
Comprensibili ma patetici e non condivisibili i piagnistei del dopogara di Marino che ha provato a far passare l'approdo del Pescara alle finali play off come un atto dovuto per via di ingenti investimenti della società. La verità è che questa squadra arrivata a giocarsi fino in fondo la A è nata sulle ceneri della sua costosissima (leggi contratti onerosi, il suo non escluso) e fallimentare gestione.
Si chiude col Bologna dunque, quello stesso Bologna, vale la pena ricordarlo, che a metà settembre dell'anno scorso segnò il primo strappo tra Baroni e l'ambiente biancoazzurro. Era la terza giornata, tecnico e squadra avevano conquistato in fretta fiducia e generale considerazione grazie a un precampionato super, culminato con la prestazione e la vittoria nel match di Coppa con il Chievo, aveva convinto anche nelle prime due sfide della stagione, contro il Trapani, messo sotto sul piano del gioco all'Adriatico, e con la Ternana in trasferta.
Il Bologna, invece, era in totale black out dopo la sconfitta d'esordio a Perugia e il pari tra i fischi con l'Entella che aveva dominato al Dall'Ara. Ci si aspettava una gara d'assalto dei biancazzurri e invece Baroni spiazzò tutti, pensando di dover affrontare con prudenza un avversario decisamente in crisi.
Lazzari in un anomalo tridente d'attacco al posto di Pasquato che aveva anche fatto centro nella sua gara d'esordio a Terni, in campo una squadra impacciata e improvvisata, quasi prigioniera di paure del tutto fuori luogo e che andò al riposo sotto di tre gol. Il seguito, come si sa, è stato tra alti (molti) e bassi (troppi), con quella iniziale ferita mai rimarginata e un unico filo conduttore: la mancanza di coraggio. Quel coraggio che Massimo Oddo ha messo, fin dall'inizio, come fattore determinante, alla base della sua esperienza alla guida del Pescara. Quel coraggio che certo caratterizzerà anche le ultime due sfide che valgono la serie A.
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