E Deschamps dice grazie al “contismo”

La Francia (e anche il Portogallo) sono in finale giocando “chiusi e ripartiamo”
INVIATO A PARIGI. Il tic tac del tiki-taka. Conto alla rovescia finito, il sistema di gioco che aveva fatto grandi il Barcellona, la Spagna e in parte il Bayern (sempre con lo zampino di Guardiola), segnando gli ultimi 8 anni della storia del calcio, va in pensione. Ora trionfa la praticità: voi giocate, noi stiamo chiusi e vi infilziamo. La legge di Didier Deschamps, la legge di Fernando Santos (non a caso il Portogallo ha vinto una sola partita), la legge di Antonio Conte che con un tabellone appena più agevole avrebbe portato nei top 4 la nazionale italiana più scarsa (tecnicamente) che la memoria ricordi.
Deschamps il ruvido. Qui lo chiamano “Dédé la gagne”, rima baciata storpiando un po’ la parola “gagner” che significa vincere. Da giocatore amava la tecnica, il giro palla, avvolgere gli avversari facendo partire la ragnatela dal centrocampo. Adesso si è convertito.
Avete visto come ha steso i tedeschi? Si è messo 4-5-1 in difesa, con Pogba e Matuidi che a volte scendevano sulla linea dei difensori, ha concesso autostrade sulle fasce ai due terzini tedeschi Kimmich e Hector, col risultato di farli sbilanciare, e con Boateng e Howedes che si sono trovati spesso da soli nelle ripartenze francesi affidate a Griezmann.
Aver portato la Francia in finale è una prima vittoria, anche se va detto che Payet e soci si sono trovati davanti un tabellone che sembrava un’autostrada a quattro corsie senza un’auto intorno. A suo merito va anche l’aver creato un gruppo solido, lasciando a casa i bad boy ovvero Benzema e Ribery, due che storicamente sono abituati a fare scintille nello spogliatoio.
Il falso nueve. Certo, forse sarebbe stata un’altra storia se la Germania avesse avuto un attaccante vero, non quel mollusco di Muller. Bastava anche un Klose al 70%, forse.
Nel sistema di gioco “chiusi e ripartiamo” non guasta avere una punta di peso, un Giroud, un Pellè, uno di questi pivottoni ai quali lanci palla avanti nei momenti di difficoltà e ti tengono su la squadra. Solo il Portogallo è arrivato sino in fondo senza un “9” vero, ma considerate che uno come Cristiano Ronaldo stravolge qualsiasi valutazione tattica. Con lui vale il “date palla a Ronaldo e qualcosa succede”.
«Grazie Italia». Ieri i francesi camminavano tre metri sopra il cielo. C’è da capirli. Curioso il fatto che molti giornali e molti commentatori (compreso Djorkaeff che fa la l’opinionista su Tf1) abbiano più volte ringraziato l’Italia. Per almeno tre ragioni: 1) Ha costretto i tedeschi a un dispendio di energie pazzesco già ai quarti; 2) ha tolto dalla scena Gomez (infortunato), Khedira (infortunato pure lui) e Hummels (squalificato); 3) ha fatto capire a Deschamps come va affrontata la Germania.
In queste condizioni i tedeschi hanno mostrato una fragilità che sembrava non appartenere loro.
Verso Francia-Portogallo. Mentre in Germania c’è già chi chiede la testa di Loew, la Francia prepara già non solo la finale ma anche la grande festa. Parigi sta apparecchiando tutto per una notte memorabile, anche perchè qui sono tutti, più o meno apertamente, convinti che contro il Portogallo sarà quasi una passeggiata.
Lo sanno bene anche i portoghesi. Tant’è che ieri il centrocampista rossoverde Joao Mario (che piace molto all’Inter) si è pure un po’ arrabbiato quando gli hanno ricordato pronostici, sondaggi e quote delle agenzie di scommesse. «Le partite non si vincono con i sondaggi. Bisogna andare in campo e lottare. La Francia stia attenta perché crediamo in noi e nelle nostre idee. Il nostro segreto è stato correggere quello che non andava bene, specie dopo non essere riusciti a vincere le prime tre partite».
A proposito. Ma domani chi la farà la partita? La Francia ha vinto stando chiusa, il Portogallo non sa neanche cos’è il possesso palla. Se piove di quel che tuona, nessuna delle due vorrà neanche battere il calcio d’inizio...
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