E per il Lanciano e Del Grosso un anno in vetta

Promozione, il tecnico: «Non è facile giocare con l’obbligo di vincere, c’è ancora tanta strada da fare»
LANCIANO. Alessandro il Grande. L’antico nomignolo (uno dei tanti) affibbiato all’omonimo sovrano della Macedonia, sembra calzare a pennello per l’attuale allenatore del Lanciano 1920, Alessandro Del Grosso. Che dal suo approdo in rossonero ha collezionato solo successi, centrando subito una promozione e ipotecandone, di fatto, un’altra. Facile, verrebbe da dire, dando un’occhiata ai calciatori a disposizione del 46enne tecnico di Ardea.
«Eppure», replica il diretto interessato, «posso assicurare che non è così. È ovvio che poter avere alle proprie dipendenze gente di categoria superiore rappresenti un indubbio vantaggio, ma la storia del calcio insegna che non si può mai dare nulla per scontato, tant’è che non sono pochi i casi di squadre finite male, nonostante i favori del pronostico. Voglio dire cioè che non è sempre così facile giocare con l’obbligo di dover vincere a tutti i costi. Quando infatti ottieni i tre punti hai solo compiuto il tuo dovere, mentre se pareggi, o addirittura perdi, apriti cielo... A noi per fortuna è accaduto di rado, e quando è capitato, siamo stati bravi a rialzarci in fretta, mettendo in evidenza qualità caratteriali pari a quelle tecniche». Evidente il riferimento alla mini-crisi (due sconfitte in tre gare) accusata tra la 14ª e la 16ª di andata, con conseguente aggancio in vetta da parte della Bacigalupo Vasto Marina. Prontamente rispedita a -6 nell’arco dei successivi 180’ di gioco.
«Dai ragazzi ho avuto la risposta che cercavo, senza dimenticare il bel successo (4-1 sul campo del Borgo Santa Maria, ndc) centrato nella gara inaugurale del 3° turno della Coppa Italia», sottolinea con legittimo orgoglio il tecnico laziale, approdato a Lanciano con qualche anno di ritardo.
«È vero», svela Del Grosso, «ed è infatti uno dei motivi che mi ha spinto ad accettare questa piazza (che un anno fa militava in Prima categoria, ndc), in aggiunta al progetto all’epoca illustratomi dal presidente De Vincentiis e dal dg Paciarella, coi quali avevo già lavorato a Francavilla. Mi riferisco cioè alla stagione calcistica 2006/2007, quando ancora giocavo e fui acquistato dal Lanciano di Riccardo Angelucci. Il quale però, di lì a poco, cedette le proprie quote societarie a Di Stanislao, che avendo altre idee, decise di non depositare alcuni contratti, tra i quali il mio. Morale della favola: in rossonero restai solo un paio di mesi: giusto il tempo di fare la preparazione estiva».
Archiviata una carriera ricca di soddisfazioni (Bari e Salernitana, in A, Catania, Napoli, ancora Salernitana e Catanzaro in B, in aggiunta a una lunga militanza in C, nelle file di Avezzano, Celano, Francavilla, Pisa, Teramo, Chieti, Martina Franca e Val di Sangro), per l’ex terzino sinistro Alessandro Del Grosso il passaggio in panchina si è rivelato altrettanto prodigo di soddisfazioni: a livello giovanile (con la Virtus Lanciano e il Pescara) come in ambito dilettantistico, avendo centrato due finali play off (in Eccellenza, col Francavilla, ed in serie D, con l’Olympia Agnone), fallendo altrettante promozioni solo a causa del peggior piazzamento in classifica. «Evidentemente non mi portano fortuna. Motivo in più per centrare il primo posto, anche se tutti ci aspettano al varco e di strada ce n’è ancora tanta da percorrere». Fatto sta che il 2018 ha visto il Lanciano sempre in vetta, da gennaio a dicembre. «Gran bella soddisfazione», conclude il tecnico del Lanciano 1920, «che mi piace condividere col mio staff: col preparatore atletico Alessandro Spinoglio, con quello dei portieri Luca Di Toro e col match analyst Simone Masciarelli». (s.d.c.)
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