E Pescara s’innamora di Pillon: «Primo posto? Tutto merito di Bepi»

12 Ottobre 2018

Risultati e gioco: l’allenatore dopo la salvezza della passata stagione sta conquistando la piazza reduce dalle delusioni degli ultimi anni

PESCARA. Per i tifosi del Pescara il primo posto in campionato ha un nome e un cognome: Giuseppe, detto Bepi, Pillon. Che siano più o meno ottimisti sull’esito del torneo cadetto, che piaccia o meno il presidente Daniele Sebastiani, i supporters biancazzurri non hanno dubbi: se il Pescara è lassù, oltre sei anni dopo l’ultimo primato solitario in B, il merito è innanzitutto dell’allenatore.
«È ancora presto per dare un giudizio definitivo, anche se siamo in un momento positivo», dice Gaetano Costanza mentre beve un caffè al bar Stadio, «la squadra c’è ed è affidata a un allenatore esperto, ma non bisogna montarsi la testa». Gli fa eco Moreno Barbacane, titolare del locale di via Marconi: «Speriamo che mantenga, e che dopo la partenza a razzo non si fermi: tra marzo e aprile si potrà iniziare a parlare seriamente di promozione o meno». Dall’altro lato della strada Remo Pantalone, proprietario del bar Marconi, apprezza il fatto che oggi «i tifosi escono felici dallo stadio, cosa che prima non avveniva. È una squadra giovane e si vedrà alla distanza dove può arrivare», aggiunge Pantalone, «a me piace come gioca, ma sapere se dura è un enigma: in ogni caso meglio partire bene, perché se poi va male si soffre di meno alla fine. Il campionato è lungo, ma sicuramente stiamo vivendo un bel periodo».
I meriti di Pillon, 62enne di origine veneta in sella al Pescara da aprile, sono uno dei temi ricorrenti tra le considerazioni dei tifosi: «C’è entusiasmo, e noi che stiamo vicino allo stadio lo avvertiamo in maniera particolare», afferma Matteo Di Marco della macelleria Roba Bella, «Pillon è un allenatore bravissimo e una persona seria: è uno che fa i fatti. Sono fiducioso per il prosieguo». Valentino Di Pietrantonio, da dietro il bancone del Max Cafè, si dice «contento come tifoso, perché il Pescara si tifa a prescindere. Pillon? Non è affatto male come gioca la squadra, ha dato una mentalità positiva che prima mancava».
Sulla stessa linea Massimiliano Di Fabio, titolare del bar e dell’attiguo salone di bellezza Max Hair & Beauty: «Sono soddisfatto, è sempre una cosa positiva quando il Pescara va bene: fa bene alla città e anche al commercio».
«Dopo tanto tempo, finalmente abbiamo davvero un buon allenatore e una buona squadra, speriamo di continuare così perché Pescara come città lo merita», dichiara Mosé Garzarella, cliente del bar Settebello di via Croce, «Pillon ha saputo amalgamare la rosa: mi ricorda i migliori allenatori che abbiamo avuto, anche se è ancora presto per parlare». Comunque un po’ tutti predicano cautela, come Domenico Giancaterino della macelleria Stefano Carni: «Contento? Ci mancherebbe! Però, siamo rimasti delusi tante volte, e quindi è meglio non cantare vittoria già adesso», avverte Giancaterino, «bravo l’allenatore: è una persona seria, che sa il fatto suo. Come giocatore mi piace Mancuso, anche se l’anno scorso non è stata una delle sue migliori stagioni. Se mi piace la società? Un po’ meno».
«È stato una sorpresa: non conoscevo Pillon e non pensavo che potesse ottenere buoni risultati», spiega Fiorenzo Serraiocco del Coffee & Chocolate di piazza Garibaldi, «mi sto ricredendo: se è andato avanti così sette giornate, può darsi che non sia un fuoco di paglia. Ha saputo dare una bella inquadratura, è bravo a livello psicologico nel gestire i calciatori. Vedo una formazione che lotta di più», continua Serraiocco, «è sempre difficile reagire quando prendi gol, ma i nostri non sono arrendevoli: è un gruppo che sa reagire. Sebastiani? Tutti fanno i propri interessi e nessuno fa beneficenza», storce il naso il barista, «però almeno facesse un po’ e un po’... Dopo le promozioni in A si è pensato prima a vendere per fare cassa piuttosto che preoccuparsi degli innesti». Così la pensa anche Giorgia Randelli, la barista del Coffe & Chocolate che segue sempre le partite dalla curva nord: «Non voglio andare in serie A come in passato: voglio un Pescara che possa stabilizzarsi come Chievo, Spal o Sassuolo; che possa stare là e che sia in grado di dare fastidio, anziché, una volta promossi, rivendere subito senza investire. Sto vedendo giocatori molto attaccati ai tifosi, danno l’anima in campo e chiedono alla curva di dargli forza: quando sbagliano e sentono il nooooo dello stadio, si vede il loro disappunto».
«Finalmente una squadra tosta e caratteriale, propensa a dare spettacolo ma che non manca di altre qualità: è stato l’allenatore che ha saputo forgiarla così», puntualizza Luca Viola dell’osteria Numero mille, «io sono uno zemaniano, ma Pillon ovunque è andato ha lasciato un buon ricordo, e anche qui si sta facendo apprezzare: spesso è stato chiamato per situazioni disperate, raramente gli hanno affidato una squadra di vertice. I migliori? Brugman, Machin e Mancuso. Il presidente? Non ha un bel carattere, ma i numeri parlano per lui. Se sono ottimista? Se possono avere ambizioni Benevento e Verona, definite corazzate sulla carta, possiamo farlo anche noi, visto che finora nessuno ci ha impensierito», chiosa Viola, «intanto ci divertiamo, e se andiamo avanti così...».
Il presidente della Figc Abruzzo, Daniele Ortolano, essendo anche pescarese, non può non seguire con attenzione le vicende dei biancazzurri: «Siamo solo alle prime battute, ma la bontà e la compattezza della squadra rispetto al passato si vede ed è dovuta alla saggezza dell’allenatore: credo che a lungo andare possa portare buoni risultati», sottolinea Ortolano, «ho seguito diverse partite e ho visto una formazione solida, con buoni sprazzi di bel gioco. Ci sono giovani di qualità che, guidati dagli anziani, possono dare qualcosa in più a livello di entusiasmo. Pescara in A può far bene al calcio abruzzese», conclude il presidente del comitato regionale, «come lo è stato in passato farebbe da traino a tutto il movimento».
Anita Mastromattei, voce storica di Radio Parsifal, è «contentissima anche perché, tra le altre cose, ero stata alla presentazione alle Naiadi e mi era dispiaciuto vedere una città assente. È vero che l’entusiasmo scende quando mancano i risultati, ma amare una squadra significa anche soffrire quando le cose non vanno bene. Complimenti al mister che ha carattere e modi con i quali ha tratto il massimo dal gruppo», aggiunge la Mastromattei, «ma complimenti anche a Sebastiani che, nonostante le critiche e il pubblico che lo becca, sta resistendo: significa che ha cuore. Se sono ottimista? Sì: anche se non proprio primi, possiamo finire nelle posizioni di vertice».
«Non mi aspettavo la squadra in testa e sono molto soddisfatto di vederla col vento in poppa», dice l’imprenditore Stefano Cardelli, «Pescara è una grande città e ha dei grandi tifosi: ha bisogno di grandi stimoli. Pillon è l’artefice: è uno “vecchio stampo”, una persona semplice, dinamica, pratica. Sono ottimista per i segnali positivi che stanno arrivando». Conclusione affidata all’ironia del comico ’Nduccio: «Essendo un delfino... mo ch’ha misse la coccia fore, spereme ca nin l’aremette sotte!».
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