Eccellenza, le società divise sul nuovo format

Oggi il consiglio della Lnd per discutere della ripartenza. Lunedì il comitato regionale incontrerà i club
PESCARA. Oggi il consiglio nazionale della Lnd, domani si riunisce il comitato regionale abruzzese che lunedì, poi, incontrerà le 20 società di Eccellenza. È un week-end importante per il futuro dei dilettanti. Sul piatto c’è la ripartenza del massimo campionato regionale. Oggi la Lnd definirà le modalità e le tempistiche che saranno in ogni caso subordinate all’andamento dei contagi Covid. Se resterà il vincolo delle fasi nazionali, l’Eccellenza potrebbe ripartire disputando solo il girone d’andata con successivi play off e play out. In questo caso, la prima potrebbe andare direttamente in D e la vincente dei play off regionali avrebbe comunque chance di salire tramite le fasi nazionali.
Ci sono altre due ipotesi. Difficile completare la stagione disputando anche il ritorno fino a giugno perché i tempi sarebbero troppo stretti e i turni infrasettimanali dieci. Ecco perché prende quota l’ipotesi di giocare, al termine dell’andata, due mini gironi. Le prime otto si giocherebbero la promozione in due gironi da quattro: sei partite totali (andata e ritorno) e le vincenti dei due gironi accedono alla finalissima per la D. Stesso discorso per i play out: le ultime otto divise in due gironi da quattro. Le ultime due retrocedono, poi spareggio tra le terzultime per decretare la quinta retrocessa. Le squadre dal 9° al 12° posto, invece, disputerebbero un girone a parte, con in palio un premio che deciderà la federazione.
Le reazioni delle società. Non c’è uniformità di pensiero tra i club. «Il campionato deve riprendere da dove è stato interrotto e va portato a termine fino a giugno», spiega Gianni Paris, presidente dell’Avezzano. «Giocare solo il girone d’andata vorrebbe dire falsare il campionato perché sarebbe tutto legato alla fortuna». Anche L’Aquila vorrebbe terminare il campionato. «Giocare solo l’andata oppure fare i play off a otto squadre sarebbe un terno al lotto», dice il co-presidente rossoblù Gabriele Di Cristofaro. «Basterebbe sbagliare una o due partite per essere fuori. Giocando andata e ritorno, vince la squadra più forte. Capisco, però, le difficoltà del momento e accetteremo qualsiasi decisione. È stato giusto fermarsi, ma dispiace perché lo stop ci ha svantaggiati. Penso che se avessimo continuato a giocare, L’Aquila avrebbe dominato il campionato». Ad Alessandro Lucarelli, allenatore del Chieti, piace la formula dei play off a otto squadre. «Bisogna trovare una soluzione che salvaguardi il più possibile la meritocrazia», dice il tecnico neroverde. «Se non si può giocare il campionato per intero, l’ipotesi dei play off a otto squadre mi sembra la migliore. Bisogna, però, cambiare il protocollo. Se hai quattro giocatori positivi, puoi chiedere il rinvio, altrimenti si deve giocare. Sui tamponi, poi, la federazione deve aiutarci facendo una convenzione con i laboratori, così da permetterci di fare i controlli ogni settimana». Per Giandomenico Rondolone, presidente della Torrese, «la soluzione dei mini gironi alla fine dell’andata può essere una soluzione per accontentare tutti».
«Potrebbe andare bene», conferma Filippo Di Antonio, presidente del Nereto, «anche perché è impensabile giocare il ritorno. Non ci sono i tempi». Più cauto Guglielmo Bonati, allenatore del Delfino FP. «Se fossi nel comitato, non prenderei decisioni su come ripartire, ma concentrerei gli sforzi sugli aiuti alle società e ai tesserati». Perplesso anche Antonio Bucci, dg dell’Angolana. «Non scarto nessuna ipotesi. Sul nuovo format dei play off e play out, però, mi pongo una domanda: se l’ultima classificata già sa che andrà ai play out, non si rischia che il campionato perda di competitività?».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

