Ecco le azzurre del softball «Studio, lavoro e sacrifici»

La squadra italiana in Abruzzo per preparare le Olimpiadi, c’è la teatina Marrone Il tecnico di Chieti Obletter: «Siamo considerati dilettanti, ma puntiamo al podio»
PESCARA. C’è chi studia all’università, chi va ancora a scuola come la 16enne Virginia Mambelli, e chi lavora in palestra, in piscina o fa la segretaria. C’è un filo che lega la vita di queste ragazze: la passione per il softball, che in Italia è considerato puro dilettantismo, e il sogno di portare l’Italia sul podio alle prossime Olimpiadi.
Il raduno a Pescara. La Nazionale femminile di softball sceglie ancora l’Abruzzo. La squadra azzurra è arrivata domenica a Pescara, già sede dell’ultimo raduno del 2020, e si allenerà fino a domani sul diamante intitolato a Luigi Minnucci, storico presidente del Pescara softball, per preparare i prossimi impegni: gli Europei di fine giugno e le Olimpiadi di luglio.
Gli abruzzesi. L’Italia è ormai di casa da queste parti e vanta due abruzzesi doc. L’allenatore è Enrico Obletter, 61 anni, originario di Chieti, che vive da 25 anni ad Alanno con la moglie Giovanna Palermi, anche lei nello staff tecnico dell’Italia. E poi c’è l’esterno Fabrizia Marrone, 24 anni, anche lei di Chieti, che spera di essere convocata per le Olimpiadi. «Ora siamo in 30, a Tokyo ne andranno 15», dice il manager Obletter, «Fabrizia ha ottime chance di partecipare ai giochi olimpici. Ha giocato nel Bussolengo, dove ha vinto scudetti e coppe. Da due anni gioca a Saronno e l’anno scorso è stata vice campione d’Italia. Ha resilienza e velocità. È ancora giovane, ha un bel futuro davanti». Fabrizia, diplomata come cuoca all’alberghiero di Villa Santa Maria, ci spera. «Ogni volta che indosso la maglia della Nazionale, sono felice», dice la teatina, «sogno le Olimpiadi».
La bolla. La Nazionale ha scelto Pescara perché l’impianto Minnucci è uno dei pochi in Italia in erba artificiale, lo stesso terreno che le azzurre troveranno in Giappone. «Questo di Pescara, per dimensioni e facilità d’uso, è un impianto unico», spiega Obletter, «il gioco sul campo artificiale è molto veloce rispetto ai campi in terra rossa, ecco perché dobbiamo abituarci». Il gruppo squadra è in bolla a Montesilvano, dove alloggia, e da lì si sposta a Pescara solo per gli allenamenti.
Rimborsi e borse di studio. Il softball in Italia è uno sport dilettantistico. Non si parla di ingaggi, ma di rimborsi per poche migliaia di euro. «Le ragazze della Nazionale percepiscono una borsa di studio dal Coni», spiega Obletter, «è un rimborso che permette loro di continuare con l’attività agonistica e di non cercarsi un lavoro per andare avanti. Alcune di loro hanno impieghi part-time in modo che possono conciliare il lavoro con lo sport. In questo mondo gli sponsor sono sempre di meno. Non parliamo di stipendi, ma di rimborsi che non sono minimamente paragonabili a quelli degli altri sport femminili».
Dilettanti solo sulla carta. Dilettanti solo all’apparenza, perché la Nazionale di softball è la squadra femminile italiana che ha vinto più Europei e ha giocatrici plurititolate.
«Il capitano e la giocatrice di punta è Erika Piancastelli, ricevitore del Forlì, che ha partecipato alla Athletes Unlimited, una nuova lega professionistica di softball che comprende 56 delle migliori giocatrici al mondo», afferma il manager teatino. «Poi abbiamo Greta Cecchetti, campionessa d’Italia in carica con il Bollate, e Marta Gasparotto che ha vinto scudetti e coppe col Bussolengo. Attingo per il 99% dall’A1».
La Juventus del softball. La squadra che ha vinto più scudetti è Bollate (13). «In Italia abbiamo circa 3mila praticanti», conclude Obletter, «ci sono tre categorie giovanili, under 12, 15 e 18, poi A1, A2 e B». In Abruzzo la prima squadra è l’Atom’s Chieti (serie B). Una regione, la nostra, diventata la seconda casa della Nazionale, con Pescara che si candida a diventare centro federale. Da Obletter a Marrone, fino al diamante pescarese. C’è tanto Abruzzo in una squadra dilettantistica solo sulla carta che sogna il podio olimpico.
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