Ecco le tre mosse della difesa: Campitelli estraneo

12 Agosto 2015

Atti e dichiarazioni per dimostrare che il presidente non ha incontrato Barghigiani prima e dopo la gara

INVIATO A ROMA. Sarà muro contro muro. Accusa contro difesa, un duello senza esclusione di colpi. E questa volta il Teramo scoprirà tutte le sue carte. Finora, si è difeso, genericamente, sostenendo di essere estraneo ai fatti. Il presidente Luciano Campitelli l'ha gridato più volte, il ds (congelato) Marcello Di Giuseppe l'ha sostenuto con un silenzio pieno di rabbia. Oggi, però, è il giorno della verità. Tutte le carte vanno calate sul tavolo del dibattimento che vale la serie B. Sì, perché è la promozione conquistata sul campo il 2 maggio scorso la posta in palio principale. L'avvocato Eduardo Chiacchio proverà a smontare ogni indizio a carico del presidente del Teramo. Sono almeno tre le carte che il legale napoletano metterà sul tavolo della bilancia. Chiacchio deve "svincolare" Campitelli da ogni episodio della vicenda. E sono tre le carte che si giocherà. Innanzitutto ha intenzione di smentire quanto messo a verbale da Marco Barghigiani, l'ex consulente del Savona, il 17 giugno scorso davanti alla squadra mobile di Catanzaro. Ovvero che Barghigiani ha incontrato Campitelli e Di Giuseppe prima e dopo la partita. Ufficialmente per parlare della cessione del Savona calcio. Secondo la procura di Catanzaro e, quindi, la procura federale per combinare la partita. Ebbene, la difesa del presidente sosterrà che Campitelli non ha mai visto Barghigiani. In primis, la difesa del presidente cercherà di dimostrare che l'imprenditore di Canzano non era sull'auto su cui i dirigenti del Teramo sarebbero andati all'incontro con Barghigiani. Si fa riferimento a una Maserati che è di proprietà di Campitelli. Ma agli atti è stata depositata una dichiarazione in base alla quale si sostiene che la Maserati era in uso a Di Giuseppe da almeno un mese prima il 2 maggio, il giorno dell'incontro e della partita di Savona. Quindi, secondo la difesa, non c'è prova o indizio che Campitelli abbia preso parte alla "riunione" pre-partita. E quella dopo la gara vinta 2-0 dai biancorossi? Ecco l'altra carta che tirerà fuori Chiacchio, ovvero una serie di dichiarazioni di persone che attestano come Campitelli si sia intrattenuto a lungo allo stadio per festeggiare la promozione. Talmente a lungo da non aver partecipato all'incontro “incriminato”. Dichiarazioni rese anche da giornalisti i quali hanno spiegato come il presidente si sia attardato al campo tra interviste e festeggiamenti. Smontato questo indizio, ne resta uno: il presunto incontro avvenuto l'11 maggio, dopo la partita, tra Campitelli ed Ercole Di Nicola, quello con Barghigiani che aspetta e che sollecita il dirigente di Morro d'Oro a fare in fretta. Secondo l'accusa, Di Nicola sarebbe andato a ritirare parte dei soldi pattuiti per la combine. La difesa, invece, sosterrà che non è vero per il semplice fatto che il presidente non era in azienda. Non era lì dove lo colloca l'accusa. Ma era impegnato in un consiglio di amministrazione altrove. Così facendo, Chacchio e il collegio difensivo sono convinti di poter "svincolare" Campitelli dal processo. E, di conseguenza, di salvare la serie B del Teramo. Se poi c'è stato o meno l'illecito sportivo potrebbe passare in secondo piano per un semplice fatto: il coinvolgimento del presidente nell'illecito viene sanzionato con la retrocessione all'ultimo posto in classifica, mentre con la responsabilità oggettiva ce la si può cavare con una penalizzazione da scontare nella prossima stagione.

@Rocco Coletti

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