«Ecco perché Chieti ha perso il basket»

Di Cosmo al veleno: lasciato solo da Comune e imprenditori
CHIETI. Dalla C alla serie A2. Dai palazzetti di provincia a quelli più importanti d’Italia. Dodici anni intensi, di grande pallacanestro, con Gianni Di Cosmo presidente. Adesso, dopo il suo addio, a Chieti il basket che conta è finito. L’imprenditore Gabriele Marchesani ha provato a dare continuità, ma il suo tentativo di acquistare un titolo sportivo di serie B non è andato a buon fine.
«Ho apprezzato e tifato Gabriele Marchesani affinché riuscisse nel suo intento», afferma Di Cosmo al Centro, «sarei stato il suo primo sostenitore e mi dispiace che non sia riuscito a portare a termine il suo progetto. Nel nostro incontro sono stato molto chiaro: se c’era interesse per il titolo di serie A, in caso di ripescaggio, era il caso di parlarne, altrimenti per la B ho consigliato io stesso di cercare altrove».
E così, dopo il calcio, anche la palla a spicchi teatina si sgonfia. Si ripartirà dalla serie C con il Magic. La città perde un altro simbolo.
E Di Cosmo punta il dito contro le istituzioni e gli imprenditori locali, che lo hanno sempre lasciato solo.
«Fare sport a Chieti è molto difficile, figuratevi mantenere una squadra in serie A», spiega l’ex presidente della Pallacanestro Chieti, «il mio limite è stato quello di fare tutto da solo, ma di certo non è stata una mia scelta. Imprenditori e istituzioni sono stati sempre assenti. Ogni anno ho allestito la squadra, anche se il budget non era coperto dai contratti pubblicitari. A Chieti ci sono decine di professionisti che non hanno la minima voglia di partecipare a qualsivoglia attività cittadina e non hanno senso di appartenenza. Ricordo la presentazione a tutte le associazioni di categoria e a tutte le istituzioni del progetto “Chieti una città di serie A”. A parte i convenevoli, abbiamo avuto mille euro dalla Confederazione nazionale dell’artigianato e diecimila dalla Camera di commercio, spendendone solo 5mila per le conferenze a Mantova, Treviso, Macerata e Bologna. L’ingegnere Giustino Angeloni ha contribuito con 2.500 euro, ce ne fossero tanti come lui. Anche l’amministrazione comunale avrebbe dovuto avere un atteggiamento diverso verso la serie A, come succede a Roseto. In questa città c’è ancora una mentalità di contributi a pioggia in una logica elettorale e non in una logica premiante per le eccellenze. Due anni fa, dalla Carichieti ho avuto un contributo di mille euro e contestualmente ne hanno spesi 80mila per la Notte bianca a Chieti Scalo. Poco dopo si sarebbe votato per il nuovo consiglio comunale...».
Dopo la retrocessione in B la decisione di lasciare.
«La perdita del valore del titolo ha rotto l’equilibrio dal punto di vista economico, dopo anni in cui sono sempre intervenuto con notevoli risorse personali», continua Di Cosmo, «probabilmente avrei lasciato anche se ci fossimo salvati. La passione e l’amore per la squadra mi dicevano di continuare; la razionalità, il rispetto per la mia famiglia e la crisi della mia attività lavorativa mi hanno fatto fermare. E poi, dopo aver fatto di tutto per coinvolgere la città, senza riuscirci e ricevendo spesso risposte mortificanti, ho detto basta. Il mio rimpianto è stato quello di non essere riuscito a portare Pino Di Paolo ad allenare in serie A».
Di Cosmo indica la strada per la rinascita del basket teatino.
«Mi auguro che ci siano diversi Gabriele Marchesani e Gianni Di Cosmo che avranno il piacere di donare risorse personali», conclude l’ex presidente della Pallacanestro Chieti, «donare sì, non investire, perché in questa attività non c’è alcun ritorno. Spero che si uniscano più persone per riportare in alto il basket. Un mio ritorno in futuro? Nella vita mai dire mai...».
Giammarco Giardini
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