Ecco Spagna-Lituania la finale inattesa che promette scintille

20 Settembre 2015

L’italiano Scariolo sulla panchina delle Furie rosse di Gasol Dall’altra parte i “giustizieri” degli azzurri nei quarti

Questione di cuore. Già, il cuore, la variabile indipendente che potrà spezzare un equilibrio che sembra davvero perfetto, nelle cifre e nelle motivazioni. Spagna e Lituania si giocano il titolo europeo, stasera alle 19 nel mausoleo di Lille, con i visti sul passaporto per l’Olimpiade di Rio. Potrebbero avere anche la pancia piena dopo aver fatto brandelli dei sogni di gloria degli enfant de la patrie e della Serbia di Djordjevic, le grandi favorite. Mal’italiano Scariolo e Kazlaluskas, cannibali della panchina, non sanno declinare il verbo perdere: loro se la giocano sempre e comunque, vivaddio.

Due miracoli così diversi e così simili. La roja, arrivata alla kermesse continentale a pezzi, senza Marc Gasol, Rubio e Navarro (hai detto niente), un’età media avanzata, gran parte del roster fiaccato da una stagione massacrante (Gasol con i Bulls, il blocco del Real che ha vinto tutto), gli stimoli da cercare sotto la cenere. E poi, la sconfitta con la Serbia, quella bruciantissima con gli azzurri, vittoria drammatica con la Germania, poi i successi con Turchia e Grecia firmati quasi soltanto dal divino catalano. Chi credeva all’impresa contro la Grandeur dei Parker, dei Diaw e dei ventisettemila scatenati può vantarsi davvero di avere arte divinatoria. E così torniamo al cuore, la variabile impazzita di questo favoloso gioco chiamato basket: perché la Spagna quella semifinale che passerà alla storia l’ha persa e riacciuffata mille volte e alla fine, se hai un centro baciato dalla grazia, allora ti meriti di andare fino in fondo. La marea verde invece non se l’aspettava quasi nessuno. I lituani ci hanno conquistato piano piano, in sordina. Squadra non clamorosa come talento puro ma un’orchestra perfettamente sincrona e oliata. Poteva uscire con l’Italia, superiore come qualità offensiva, invece ha sputato sangue fino all’overtime fino a sgasare via con la propria freschezza. Poteva essere pappata in un solo boccone dalla Serbia più grossa e più avvezza alle battaglie campali, invece ha condotto dall’inizio alla fine con una faccia tosta incredibile. Ed eccola, la finale impronosticabile, ma in fondo la più giusta se è vero che canestro e cuore sono legati da un invisibile fil rouge.

Le cifre. La Spagna produce 85,1 punti a gara contro i 75,9 dei lituani che però ne concedono quasi sette di meno (77,9 contro 70.8), prendendo un rimbalzo in più dei rivali. Attacco contro difesa, potrebbe essere questo il tormentone della finalissima: Gasol (25 di media) è più forte di Valanciunas, ma ha 35 anni e non sempre può fare 40. Mirotic (13,3) e Kuzminskas (11) sono le ali forti che potrebbero spostare l’ago della bilancia. Scariolo deve trovare la sentinella per arginare l’atletismo di Maciulis (Claver?) mentre le mani educate di Rodriguez e Llull potrebbero mettere in crisi la front line dei baltici, con Kalnietis che comunque ha giocato il torneo della vita.

Equilibrio, equilibrio assoluto. L’ultima battaglia per prendersi l’Europa. Grandissimo basket (preceduto alle 14 dal triste show per il bronzo tra Francia e Serbia) con una sola variabile: il cuore.

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