Elizalde: polpette e musica pensando al mio Uruguay

27 Marzo 2020

Il difensore: «Preoccupato per l’emergenza, sono chiuso in casa come tutti voi»

PESCARA. I maestri assoluti della Garra Charrua sono gli uruguaiani. Secondo il dizionario della lingua spagnola la garra (che sta per artiglio), nella sua accezione figurativa convoglia i significati di convinzione, grinta e persuasione. I Charrua, invece, erano gli indios precolombiani che vivevano sulle sponde del Rio della Plata. Edgar Elizalde, 20enne difensore uruguaiano del Pescara, apre il suo mondo e racconta al Centro il suo Uruguay, l’emergenza coronavirus, che vive anche il suo Paese, e la concezione di Garra Charrua.
Elizalde, dove sta trascorrendo l’isolamento?
«Da gennaio vivo a Pineto e sono chiuso in casa come tutti. Esco solo per fare la spesa, visto che da giorni non posso più allenarmi in spiaggia. Mi annoio perché sono solo. Dopo gli allenamenti via Skype con il preparatore, cerco di tenermi in forma con degli esercizi a corpo libero. Mi manca il pallone e la corsa, vuol dire che proverò a correre in terrazzo (ride, ndr). Nel tempo libero, si fa per dire, suono la chitarra e parlo con i miei amici in Uruguay».
La sua famiglia è preoccupata?
«Sì, molto. Sento tutti i giorni i miei genitori che vivono a Casupà, il mio paese, e con mia sorella, che invece è bloccata a Montevideo. In Uruguay non c’è il lockdown come in Europa, ma ci sono già 400 casi di persone positive e anche lì, a breve, adotteranno le misure restrittive che ci sono qui. Io mi sto adeguando, ma è dura stare soli in casa. Per fortuna Roberto Druda (dirigente del Pescara, ndr), qualche volta passa a casa mia e lascia le polpette al sugo fuori dal portone. Posso consolarmi così, vado pazzo per quel piatto che sua moglie cucina ogni volta che vado da loro a pranzo la domenica».
Lei è arrivato a Pescara a soli 17 anni dal Wanderers Montevideo. La scelta è stata giusta?
«Sì, assolutamente. Sono cresciuto tanto come ragazzo e calciatore».
L’allenatore che ha facilitato il suo percorso di crescita?
«Il primo è stato Zeman, che mi ha fatto anche debuttare in serie B contro il Brescia. Lui ha creduto fin da subito in me e lo ringrazio. Non dimentico, però, Bepi Pillon, che lavorava molto sulla fase difensiva, e Massimo Epifani nella Primavera».
Dopo la Primavera, però, ha avuto poco spazio e quest’anno è andato in prestito al Catanzaro. Esperienza negativa?
«Il tecnico Auteri mi stava dando fiducia gradualmente, poi, però, dopo il suo esonero, le cose sono cambiate e ho preferito tornare a Pescara. Adesso spero di ritagliarmi il mio spazio».
Possiamo dire che dopo quasi tre anni in biancazzurro il suo periodo di “tirocinio” sia finito?
«Sì, lo spero (sorride, ndr). A me serve fiducia e continuità e spero che adesso sia arrivato anche il mio momento: il Pescara che può fidarsi di me».
L’Uruguay ha poco più di 3 milioni di abitanti e una tradizione calcistica invidiabile. Come si spiega?
«Nel mio Paese c’è una passione incredibile per il calcio. I bambini giocano per ore e ore in strada. In Uruguay si vive di calcio».
Cos’è per voi uruguaiani la Garra Charrua?
«Grinta, forza e grande spirito di sacrificio. Fa parte del nostro Dna e penso anch’io di averne tanta».
La paragonano al nuovo Godin. Lo sa?
«In tanti in Uruguay, quando gioco in Nazionale under 20, dicono che assomigli a lui e sarebbe fantastico diventare come Godin. Il mio idolo? Diego Lugano, ma anche Martin Caceres. Il difensore più forte però resta Sergio Ramos».
Hugo Campagnaro è un suo grande amico. Alla soglia dei 40 anni, a fine stagione, lascerà il calcio. Proverà a fargli cambiare idea?
«Sarà difficile. Hugo è un modello da seguire. Se sta bene può fare la differenza anche a 40 anni. È un giocatore straordinario, oltre ad essere un grande a livello umano. Mi ha aiutato tanto, non solo in campo».
Il campionato di riprenderà?
«Lo spero, ma la vedo dura. La situazione che si sta vivendo in Italia non è semplice e non so se si potrà tornare in campo. Stare fermi per tutto questo tempo, per noi atleti, diventa problematico poi riprendere la stagione».
Se si dovesse ripartire, il Pescara cosa dovrà fare?
«Provare a risalire la classifica, magari tornando nei primi otto posti. È dura, certo, ma, con tutti i giocatori che stanno recuperando dagli infortuni, possiamo provarci e farcela».
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