Errori a ripetizione: il Pescara verso la B

Squadra lunga e poco aggressiva, palle gol fallite e scelte opinabili Muntari delude nella partita che poteva riaprire la corsa salvezza
E adesso manca solo il sigillo della matematica. C’è da aspettare ancora, ma la serie B è lì che aspetta il Pescara a braccia aperte. Il secondo pareggio di fila non serve alla causa dei biancazzurri che hanno ormai imboccato la strada che porta alla retrocessione in un campionato mai così scarso nei bassifondi. Ebbene, nella serie A più mediocre che si ricordi (nella parte destra della classifica) il Pescara chiuderà con un fallimento che è lo specchio di una stagione ideata male e rifinita peggio.
Serviva una vittoria a Empoli per alimentare le residue speranze di salvezza a sette giornate dalla fine, i biancazzurri ci sono andati vicini, magari l’avrebbero anche meriatta, ma se non è arrivata è solo per demeriti propri. Ovvero dei tanti errori commessi, molti dei quali sul piano tecnico che bastano per giustificare l’ultima posizione in graduatoria. Pensare di affrontare l’ultima spiaggia con un Muntari che cammina in mezzo al campo dà la sensazione dell’inconsistenza di una squadra che ben presto deve rinunciare anche a Bahebeck, costretto a lasciare anzitempo il campo per infortunio. Un film già visto quello del francese che trascorre più tempo in infermeria che sul rettangolo verde. Partita deludente sul piano squisitamente tecnico in cui emergono tutti i limiti di un Pescara che prende gol con estrema facilità e poi per realizzarne uno ne deve fallire almeno un paio. Prova dignitosa, ma costellata da troppi errori, la serie A non perdona. E così l’Empoli – reduce da sette sconfitte di fila – resta a lottare al quart’ultimo posto, mentre il Pescara sprofonda.
La gara del Castellani può essere eretta a simbolo della stagione. Si comincia con un’occasione fallita sull’asse Campagnaro-Benali, al 4’. Poi il palo di Pasqual su punizione, all’8’, e la rete di El Kaddouri, al 9’, che sblocca il risultato. Sotto di una rete, al 16’, Caprari fallisce un’occasione che in serie A non si può sbagliare e che, anche questo, è l’emblema di una stagione disastrosa. Poi, lo stesso Caprari, al 31’, pareggia chiudendo un’azione iniziata con un colopo di tacco smarcante di Benali. Sull’1-1, fuori Bahebeck per infortunio sostituito da Brugman, un centrocampista nel ruolo di centravanti. Una trovata di Zeman che rinuncia all’impiego di Cerri, attaccante centrale di ruolo tenuto in panchina, per mettere l’uruguaiano chiamato a creare spazi per gli inserimenti. Ma Zeman, questa volta, delude non tanto per questa scelta, piuttosto per quella di tenere in campo per un’ora un Muntari che cammina. L’ex milanista dovrebbe essere il regista del centrocampo a tre, ma è una palla al piede per una squadra che riesce a tenersi a galla all’inizio della ripresa aiutata anche da un salvataggio di Fiorillo su Krunic. Il ghanese boccheggia al Castellani, ma tutto il Pescara dà la sensazione di essere in difficoltà, nella ripresa, sul piano atletico.
L’ingresso di Bruno ricompatta un po’ la squadra che resta, comunque, poco zemaniana. Il 4-3-3 tipico del boemo è un’altra cosa rispetto a questo Pescara troppo lungo in mezzo al campo, con una difesa bassa e senza l’ombra del pressing. Eppure negli ultimi minuti le occasioni per il colpaccio ci sono. Un paio di mischie in area empolese fanno imprecare il popolo biancazurro. Anche l’ultima conclusione di Benali, respinta da Skorupski, suscita recriminazioni. A differenza di una retrocessione che, invece, attende solo il sigillo della matematica. Un ritorno in B che non fa una piega. Fallimentare la progettazione e la costruzione della squadra che anche ieri ha manifestato limiti tecnici in aggiunta a quelli (arcinoti) fisici.
@roccocoletti1
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