Esposito: «Ho messo la testa a posto, ora il rilancio a Vasto»

Serie D, l’attaccante si racconta: «La nascita di mio figlio mi ha cambiato. Quella volta che ho detto no alla Juventus...»
VASTO. Alla Vastese per rilanciarsi dopo i problemi fisici che lo hanno tormentato negli ultimi anni. Vittorio Esposito è tornato in Abruzzo, dopo aver lasciato il segno a Vasto Marina, Sulmona, Giulianova e Chieti, deliziando i tifosi con giocate degne di un vero numero 10. Anche il Pescara si era accorto di lui. Il Delfino lo prese nel 2015: Esposito fece l’esordio in coppa Italia col Torino, ma si fece male alla spalla e venne messo fuori rosa. È stato l’ultimo treno perso dall’attaccante molisano, che per le sue qualità tecniche avrebbe potuto fare una carriera diversa. A 13 anni la Juventus decise di tesserarlo, dopo averlo visto in un torneo giovanile a San Martino di Castrozza, ma Vittorio nella notte tornò a casa e disse no ai bianconeri. «Ma non per andare alla festa patronale del mio paese (San Martino in Pensilis, ndc)», racconta Esposito, «la verità è che avevo problemi in famiglia e poi a 13 anni andare via di casa sarebbe stato un cambiamento radicale per me».
Ha sempre giocato tra Eccellenza e D, sfiorando l’esordio in B col Pescara («sono stato sfortunato») prima di ripartire da Matelica dove è stato protagonista. Negli ultimi anni si è un po’ perso. «Alla Samb, in C, per la regola delle cinque sostituzioni venivo sempre sostituito e non ho mai finito una partita», racconta Esposito, «a Cerignola il mister (Bitetto, ndc) non mi vedeva e a Taranto ho giocato 4 mesi con il dito del piede rotto, senza accorgermene. Ho fatto fatica negli ultimi anni, ora voglio rilanciarmi a Vasto». Dove è arrivato per iniziare la riabilitazione, seguito dal tecnico Amelia. Domenica ha giocato 90’ col Fiuggi, ma deve ancora ritrovare la condizione migliore. A quasi 31 anni, oggi è un Esposito diverso. «Sono più responsabile, la nascita di mio figlio Roberto mi ha cambiato la vita. In passato di cavolate ne ho fatte, ma molte cose non sono vere. Quando non mi presentavo agli allenamenti era perché le società non mi pagavano. Non ho rimpianti, voglio giocare a calcio, la categoria non mi interessa. Voglio arrivare più in alto possibile con la Vastese. Non c’è una squadra ammazza-campionato, tutto può succedere». Domani la Vastese giocherà a Campobasso. Gli ultrà diserteranno la trasferta dopo la limitazione decisa dalla questura di dare 100 biglietti ai tifosi biancorossi.
Chieti. La società ha preso in gestione il campo di Sant’Anna. Da lunedì inizieranno i lavori per il ripristino dell’agibilità dell’impianto.
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