Europeo, patente e la A Il ricco 2018 di Capone

10 Gennaio 2018

L’esterno offensivo: «Sogno il titolo con l’under 19, a breve mi iscriverò a scuola guida. Ai tifosi biancazzurri dico: andiamo a prenderci i play off»

PESCARA. L’Europeo under 19, la corsa alla serie A col Pescara, il sogno di arrivare a quota dieci gol e... la patente di guida. Per Christian Capone il 2018 è un anno ricco di impegni e sfide affascinanti. In futuro vorrebbe diventare una colonna dell’Atalanta che l’estate scorsa lo ha ceduto in prestito al Delfino consegnandolo nelle mani di Zdenek Zeman. Prima del boemo, però, c’è stato un altro allenatore (abruzzese di San Nicolò a Tordino) che lo ha valorizzato: Massimo Cicconi. L’ex attaccante di Pescara, Catania, Fiorentina, Giulianova e l’Aquila ora allena l’under 17 del Como, ma in passato ha lavorato nelle giovanili dell’Atalanta. Quando guidava i Giovanissimi, Cicconi ha avuto Capone alle sue dipendenze e gli cambiato ruolo spostandolo dal centrocampo all’attacco.
Christian ha un fratello minore, Andrea, che gioca nell’under 16 del Milan. Insieme sono cresciuti tirando calci al pallone. Il diciottenne di Abbiategrasso, fidanzato con la milanese Valeria, è convinto che il Delfino farà un grande girone di ritorno.
A luglio, durante la sua prima intervista, lei disse: «Chiedo un po’ di pazienza ai tifosi del Pescara». In realtà ha impiegato poco per ambientarsi.
«Per fortuna non ho avuto un cattivo rendimento. Dissi quelle cose perché, arrivando dalle giovanili, avevo il timore di non farcela o di soffrire a livello mentale nelle prime partite. Pescara è una piazza importante dove le pressioni si fanno sentire. Ora sono contento, mi sono ambientato subito in una nuova realtà, anche se posso dare molto di più».
Cinque gol a metà stagione in sole 11 gare. Dove vuole arrivare?
«Sarebbe bellissimo chiudere il torneo raggiungendo la doppia cifra, ma, gol a parte, a me interessa giocare il più possibile e dare una mano al Pescara. Dualismo con Benali? No, lui è un calciatore forte e molto più esperto di me. Quando gioca lui, non mi permetto di chiedere spiegazioni a Zeman. Lui è l’allenatore e io devo pensare solo a lavorare».
Cosa le ha dato finora il boemo?
«Mi ha insegnato i movimenti offensivi e come attaccare la porta. Parla poco? Beh, tutti sanno che non è un chiacchierone, però ogni tanto mi dà consigli e con lui credo di essere già migliorato».
Come giudica il cammino del Pescara?
«Siamo a due punti dai play off, ma potevamo fare molto meglio. Abbiamo buttato via tanti punti e cercheremo di recuperare il terreno perduto. Di sicuro non siamo quelli visti nel girone di andata. Il Pescara ha potenzialità inespresse e sono certo che nella seconda parte del campionato le metterà in mostra. Purtroppo, ci è successo tante volte di passare in vantaggio e di avere paura di portare a casa il risultato. Spesso, dopo aver segnato un gol, non attaccavamo e non pressavamo più con la dovuta intensità. Ora stiamo superando questo limite».
Lei è cresciuto con il pallone tra i piedi. Chi le ha trasmesso la passione per il calcio?
«È stata una cosa spontanea. Da piccoli io e mio fratello Andrea (mezzala del Milan under 16, ndr) ci siamo innamorati di questo sport e volevamo giocare sempre. Eppure, nella mia famiglia nessuno era o è appassionatissimo di pallone».
Più forte lei o suo fratello?
«Spero io (ride, ndr). Andrea sta facendo bene al Milan. Siamo diversi, lui è un centrocampista offensivo. Ha maggiore forza fisica mentre io sono più tecnico».
Anche lei giocava a centrocampo, vero?
«Sì, nell’Atalanta agivo in mezzo in coppia con Melegoni. Poi, ai Giovanissimi, ho avuto Massimo Cicconi come allenatore. Lui ha avuto l’intuizione di cambiarmi ruolo spostandomi in posizione di trequartista o di esterno offensivo. Per fortuna l’ho incontrato, se non ci fosse stato Cicconi, magari ora non sarei qui. Devo ringraziarlo perché quella mossa mi ha cambiato la vita. È uno dei migliori allenatori che ho avuto nell’Atalanta. È stato un bravo attaccante e con i giovani ci sa fare».
Ci descrive il “mondo Atalanta”. Qual è il segreto del club?
«Nelle giovanili il risultato non è importante. Si punta molto sulla crescita individuale del giocatore, soprattutto a livello tecnico oltre che umano. Fino a una certa età, si fa poca tattica e tanto pallone. C’è un’organizzazione perfetta, non ci sono pressioni e si lavora con serenità e professionalità. Ovviamente il comportamento dei ragazzi deve essere esemplare. Chi vìola le regola va a casa».
Qual è la squadra che l’ha impressionata di più?
«Palermo e Frosinone sono le più forti. L’Empoli mi ha impressionato per la qualità del gioco, poi dico Bari e Parma, però, ne sono certo, il Pescara non è inferiore a nessuno».
A fine aprile compirà 19 anni. Oltre ai gol, promette di prendere la patente?
«Sì, prima della fine del campionato guiderò di sicuro. Chi mi accompagna al campo? Quando era qui Palazzi, poi si è infortunato. È il ragazzo più simpatico che abbia mai conosciuto. Avevo instaurato un ottimo rapporto con lui. Qualche volta anche Ganz, ma da alcune settimane il mio “autista” è Valzania, un altro ragazzo splendido».
Si trova bene a Pescara?
«Benissimo. Abito in centro e c’è un’atmosfera piacevole. Se migliorassimo il rendimento in campo sarebbe ancora più bella. All’inizio avevo un po’ di timore a lasciare la famiglia a 18 anni, poi mi sono ambientato alla grande. Mi piacciono gli arrosticini, adoro il centro e il lungomare».
A giugno tornerà da Gasperini per spiccare il volo?
«Sarebbe il coronamento dei sacrifici fatti nelle giovanili. Ora però sono contento di essere qui e devo completare l’opera: forza ragazzi, andiamo a prenderci i play off».
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