Felicità Giampaolo: il mio calcio libero e la forza delle idee

«A Empoli ho trovato l’ambiente ideale per lavorare Saponara da top club, Croce è la storia della società»
PESCARA. Era finito nel dimenticatoio, dal quale lo ha ripescato l’Empoli. Che ha scommesso e vinto riportando Marco Giampaolo in serie A. E’ lui l’allenatore rivelazione, è riuscito a fare meglio del celebrato Sarri, a Empoli, con una rosa sulla carta inferiore. A 48 anni il tecnico giuliese è tornato in orbita dando ragione ai tanti addetti ai lavori che hanno speso lodi sul suo lavoro. Tutti ne parlavano bene, ma i risultati non arrivavano. Oggi invece ci sono e fanno brillare la stella di Marco Giampaolo.
Giampaolo, aveva perso ogni speranza di tornare in serie A?
«No, la speranza la coltivavo. Volevo una possibilità per rimettermi in carreggiata. Una possibilità di lavorare per potermi mettere in luce e tornare alla ribalta del calcio nazionale. E' arrivata e sta andando tutto bene».
E' il momento più bello della carriera di allenatore?
«E' il momento più alto sul piano dei risultati. Ma ho vissuto altri momenti di soddisfazione professionale».
Che cosa ha dato di suo all'Empoli ereditato da Sarri?
«La passione e il lavoro prima di tutto. Ho rispettato la storia dell'Empoli, ma ci ho messo le mie idee. Le stesse idee per le quali l'Empoli mi ha chiamato la scorsa estate. Tra me e Sarri ci sono tanti punti in comune, ecco perché la scelta sul mio nome è stata adottata in continuità per portare avanti il progetto».
Come ha ritrovato la serie A a distanza di anni?
«Ci sono più squadre competitive, la lotta al vertice ha visto ampliare il ventaglio di pretendenti allo scudetto. Non c'è più una squadra ammazza-campionato. A mio avviso, si è instaurato un equilibrio verso l'alto. Forse, ci sono meno fuoriclasse, ma resta un campionato difficile».
Giovani e giocatori riciclati, ci spiega il suo Empoli?
«Prima di tutto va sottolineato che c'è una società che sa programmare. E' una realtà che ha tante competenze in materia calcistica, gente che capisce di calcio. In posti come questi soltanto attraverso la programmazione del lavoro si può restare in serie A. Qui non si fanno valutazioni di pancia, anche nei momenti di difficoltà; si ragiona sul progetto. E poi da sempre c'è un ottimo settore giovanile. L'Empoli ha nel Dna il lancio e la valorizzazione dei giovani».
Tra le squadre che ha allenato in serie A, questa è la più forte?
«Sì, sul piano tecnico senz'altro».
E Saponara?
«Ha un talento smisurato, riesce a rendere semplici le cose difficili. Giocatore completo, da top club. Credo che la prossima estate sarà lui a scegliersi un grande club perché avrà tante offerte».
E per diverse settimane non ha potuto contare sul rosetano Croce…
«Daniele rappresenta la storia dell'Empoli, è considerato un calciatore importante e un ragazzo affidabile. Giocatore forte, sarà il rinforzo di gennaio».
Chi gioca il miglior calcio in Italia?
«La Fiorentina e il Napoli».
Lei sembra stregato da Paulo Sousa.
«Mi piace perché predilige un calcio tecnico, spagnolo-portoghese, calcio offensivo che non specula. Mi è piaciuta la sua disponibilità a scambiare qualche battuta in un evento al quale presenziavamo insieme. Mi è parso un uomo di spessore che porta in dote l'essere stato giocatore di alto livello. Sarà un allenatore importante nel panorama internazionale».
Cinque squadre in quattro punti nelle zone alte della classifica. Dall'Inter alla Roma, pregi e difetti.
«La Juve ha nel Dna l'abitudine a vincere e ha la condizione psicologica migliore avendo recuperato il gap iniziale; il Napoli è una squadra di qualità e ha Higuain, un top player; la Fiorentina ha qualità, gioca un calcio mirato a vincere; la Roma sul piano tecnico e individuale è forse la miglior squadra della serie A».
Manca la "sua" Inter.
«Sì, è vero: da ragazzo sono stato un simpatizzante interista, ma i nerazzurri li affronteremo alla ripresa del campionato (6 gennaio ore 18 al Castellani, ndr). Non saprei che cosa dire se non che questa Inter somiglia alla prima Inter di Mancini, molto fisica con Vieira, Samuel e Ibrahimovic».
Il miglior calciatore della serie A?
«Higuain, è un campione e sta traendo beneficio dal lavoro di Sarri che sta valorizzando tutto il Napoli».
Il miglior allenatore?
«Quello che vince, il resto non conta niente, almeno per voi giornalisti…».
L'allenatore rivelazione?
«Stellone, mi piace».
Il complimento più bello?
«Non uno in particolare. Ma più in generale fanno piacere quelli che arrivano dai calciatori, i messaggi dei ragazzi che ho allenato. I miei sponsor sono stati sempre i calciatori».
Lei appare poco.
«Sono fatto così…».
Il tweet di Pistocchi che dava per spacciati lei e l'Empoli già dallo scorso mese di giugno?
«L'ho letto sul Centro, non ne ero a conoscenza. Spero si sbagli».
Intanto a Empoli si parla di Europa?
«A me interessa la crescita della squadra, un percorso con margini di miglioramento».
Sta andando bene anche Maiello che l'anno scorso era a Crotone.
«Le scelte sui giocatori l'Empoli le fa con un'attenzione particolare allo stile di gioco. Si può anche sbagliare, ma comunque le scelte sono mirate e pertinenti».
La scorsa estate voleva Memushaj del Pescara?
«E' stato un giocatore che potevamo prendere, poi non se n'è fatto nulla».
Il 2016 sarà l'anno degli Europei.
«Partiamo dal fatto che Conte è uno dei migliori allenatori d'Europa, il fatto che sia riuscito a dare identità alla Nazionale la dice lunga sulle sue qualità. Questa Italia è una squadra che si avvicina molto a un club; Conte non è solo un selezionatore ma anche allenatore e credo che possa fare bene a Euro 2016».
Un Natale da allenatore in vetrina, finalmente.
«Sono stato sempre coerente con il mio modo di pensare e non mi sono lasciato condizionare da nessuno; ho perseguito sempre le mie idee. Non ho cambiato modo di pensare calcio nemmeno in Lega Pro».
Uno sguardo in serie B, infine.
«Mi piace Oddo, è un allenatore che trasmette convinzione e personalità alla squadra attraverso idee di gioco. Mi piacciono lui e Juric del Crotone».
@roccocoletti1
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